IL CRISTALLO, 2009 LI 1 [stampa]

G. PESCI, Il maestro unico: contributi scientifici a confronto, Roma, Armando AA. VV. , Maestro unico? No grazie, Pisa, Ets, 2008

recensione di EUGEN GALASSO

Quest'anno escono due volumi importanti sulla querelle "Maestro unico", innescata dalla riforma"reazionaria" (virgoletto non a caso) del ministro della Scuola e dell'Università Mariastella Gelmini, con le successive proteste, che hanno coinvolto massicciamente il mondo della scuola, dell'università e della ricerca. A questo proposito, escono due volumi importanti, uno più ad ampio spettro e forse più "neutrale" (AAVV, ma a cura di G. Pesci, Il Maestro unico: Contributi scientifici a confronto, Roma, Armando) e l'altro più "schierato" (AAVV., Maestro unico? No grazie, Pisa, ETS). Trattandosi di volumi scritti da più autori (il secondo, tra l'altro, deriva dalle relazioni proposte nel corso di un incontro di studio organizzato dalla Facoltà di Scienze della Formazione e relativo dipartimento e tenuto presso l'Aula Magna dell'Ateneo Fiorentino nel settembre dello scorso anno). Entrambi i volumi, nella loro diversità (ma non potremmo ridurre le differenze definendo un volume "militante", quello che emblematicamente si intitola "Maestro unico? No grazie", un volume di analisi l'altro, anche perché motivi di analisi e di proposta si riscontrano in entrambe le opere) sono estremamente impegnativi, nel senso letterale del termine, perché frutto delle riflessioni di docenti, pedagogisti clinici e psicologi (ciò vale soprattutto per"Maestro Unico. Contributi scientifici a confronto"), ricercatori, cultori-a diverso titolo- della materia. Così, nell'introduzione al volume edito da Armando si parla di "diverse progettualità di indagine, i cui risultati differenti vengono illustrati senza grida ideologiche"-op. cit., p. 13), mentre nel volume dell'ETS, sempre nell'introduzione, si rileva come "il maestro unico, anzi la maestra unica, il cui valore di maternage è fortemente e positivamente radicato nell'immaginario collettivo, sia oggi ormai improponibile per la complessità dei saperi di cui la nostra società necessita" (op. cit., p, 10). Tagli diversi, fin dall'introduzione, dove poi la lettura-studio (questi non sono volumi da "digerire"come spesso, ma non sempre, un articolo di giornale... ) dei singoli contributi, offre spunti ulteriori e diversi per chiarire una querelle poi solo in parte rientrata a livello "apicale" (la riforma ora parla di"maestro prevalente", ma il segno e il senso della riforma rimangono uguali), assolutamente viva invece nello spirito della cosa, a livello di polemica contingente e non. Chiaramente ogni posizione aprioristica, in pedagogia e didattica, scienze oggi finalmente libere dal condizionamento filosofico, dominante in Gentile, ma anche, neppure paradossalmente, nell'anteriore positivismo scolastico di un Gabelli, seriamente fecondate dagli approcci delle altre scienze umane e sociali ma anche naturali (psicologia generale ed evolutiva, pedagogia clinica, pedagogia "speciale", psicodinamica, sociologia, antropologia culturale, neuroscienze, biologia) risulta carente, dove i risultati notevoli della scuola primaria italiana, non solo a parere dei dati OCSE, ma anche di altri rilevamenti, in specie se confrontati con quelli europei e mondiali, risultano incoraggianti rispetto agli altri, certamente deludenti, invece. Ma ciò non è dovuto né all'impostazione gentiliana della "maestra (quasi sempre, pur se non sempre) unica" di matrice gentiliana né all'insegnamento modulare. Non potendo qui entrare nello specifico dei singoli contributi, per ovvie esigenze di spazio, in quanto ciò fatalmente privilegerebbe l'analisi di uno o comunque pochi saggi a scapito degli altri, diremo che in Italia il problema rimane quello di superare lo storico clivage (qui la colpa è certamente della cultura idealistica, in specie gentiliana ma anche crociana, con una totale sottovalutazione anzi un fraintendimento completo anche delle scienze umane e sociali, rigettate come "pseudo-scienze") tra materie" umanistiche" e "scientifiche", dove, diremo, la querelle sulle "two cultures" rimane ineliminabile e assolutamente prioritaria, in quanto è proprio nella scuola primaria (o elementare, come qualcuno ancora la definisce) che si formano "disposizioni" e "tendenze"; d'altronde, problema che coinvolge ancora di più la "primaria" si tratta di fare in modo che il/la discente recuperi un rapporto pieno (intellettivo ed emotivo e non solo) con il/la docente, ma anche e soprattutto con la scuola, non più vista e subita solo come "istituzione", ma come entrebillet verso il mondo sociale, non solo -come spesso si dice in chiave limitativa- verso il "mondo del lavoro", che peraltro non esiste se non contestualizzato nell'ambito socioculturale più ampio. Spingersi oltre, in una nota come questa, potrebbe comportare il rischio di "uscire dal seminato", di esorbitare, ma due testi come quelli di cui si è cercato di discutere (spero non solo di "discettare") possono essere estremamente utili, a patto che se ne faccia un uso attento, possibilmente (ove ciò sia possibile) facendone una lettura comparata, comunque diacronicamente non staccata da "eoni"... I lettori, siano essi docenti, ricercatori genitori, studenti di scienze della formazione ma non solo, potranno, superando lenti deformanti date dalle superstiti appartenenze ideologiche (e politiche), dalle questioni legate alle "casacche corporative", da una formazione accademica talora unilaterale, formarsi un'idea del problema, anche totalmente a prescindere dai due volumi citati (anzi meglio "metabolizzandoli") e dagli interventi usciti anteriormente e successivamente su tale problematica, dove tra tali interventi includo doverosamente anche la nota proposta in questa sede.