IL CRISTALLO, 2010 LII 1 [stampa]

LA GLOBALE INCERTEZZA

di CLAUDIO NOLET

La scena internazionale è ancora dominata dalla crisi finanziaria che esige un impegno crescente degli stati a correggere, sia pure con molta cautela, la politica liberistica fin qui seguita.

Gli scarsi progressi nella ricerca di un riequilibrio nei rapporti con l'ambiente sono messi in ombra da una serie di calamità naturali che colpiscono con violenti terremoti Haiti e il Cile, da alluvioni devastanti in diverse parti del globo e dalle gravi conseguenze dello scoppio di un pozzo di petrolio nel golfo del Messico. La natura si rivela nei suoi aspetti più terrificanti, umiliando la pretesa dell'uomo di dominarla sia pur con la buona intenzione di salvare la compatibilità ambientale delle sue opere.

La crisi finanziaria porta gli Stati Uniti a mettere in gioco il loro ruolo e quindi a cercare rapporti di collaborazione con la grande potenza economica emergente, la Cina, a migliorare le relazioni con la Russia e a interessarsi dell'Unione europea.

Il presidente Obama deve intervenire per risanare un sistema finanziario in cui si è manifestata la crisi che affonda però le sue radici nell'economia in generale. Accade così che nel paese guida del liberismo lo stato deve riprendere il suo ruolo di regolatore dei rapporti socio-economici come è il caso della riforma sanitaria di cui peraltro viene salvata l'impostazione privatistica.

Il presidente deve richiamare l'attenzione sul fatto che la lenta ripresa dell'economia non è accompagnata da un'adeguata crescita dell'occupazione. Gli anni di Roosevelt sono lontani e il New deal è un'esperienza unica, ma è evidente che la crisi attuale si riflette sulle decisioni politiche in un quadro che vede coinvolti tutti gli stati. Ne è una prova la riunione del G7 di febbraio a Iquluit, alle soglie del circolo polare artico. L'Unione europea è chiamata a soccorrere la situazione finanziaria della Grecia andando oltre alla sua funzione di controllore della stabilità dei bilanci degli stati membri. La Germania, che accettò l'unione monetaria con forti riserve, approva a fatica il salvataggio delle finanze greche. Nel vertice di marzo dei capi di stato a Bruxelles Sarkozy e Angela Merkel concordano una soluzione di compromesso. Nella notte del 9 maggio i ministri dell'Unione europea decidono, senza l'adesione della gran Bretagna, di aiutare gli Stati con un fondo anticrisi.

 

Spetta però agli Usa il compito di affrontare i problemi più complessi nei rapporti internazionali. Nel medio Oriente l'Iran di Ahmadinejad continua a provocare l'Occidente non curandosi delle sanzioni dell'Onu contro la sua corsa al rafforzamento del nucleare oltre i limiti previsti per il suo uso pacifico. Il variegato fronte dell'estremismo politico islamico rende con le sue iniziative violente molto difficile ogni tentativo di pacificazione tra Israele e i palestinesi, in Afghanistan il governo e le forze della Nato sono impegnati senza tregua nella lotta contro i talebani. È inevitabile che sia Israele che gli Usa possano a loro volta essere accusati di violenza nei confronti della popolazione inerme e addirittura di pacifisti.

È evidente che il presidente Obama debba muoversi con molta prudenza perché la pacificazione non va raggiunta ad ogni costo con il rischio che si tramuti nel suo contrario. La partita del medio Oriente resta, come è sempre stata, estremamente complessa.

 

La crisi finanziaria costringe i governi europei a ridurre la spesa pubblica con provvedimenti che possono in molti casi intaccare il welfare. certamente prevale nelle opposizioni un atteggiamento critico, ma misurato, non si arriva così alla soglia di uno scontro generalizzato. I governi perdono però consenso come si può vedere nelle elezioni regionali di Germania e Francia.

Forse è l'idea stessa di Europa a soffrire per la crisi. da un lato si avverte l'esigenza che si facciano passi avanti nella realizzazione dell'unità politica, dall'altro c'è la reazione delle piccole patrie, delle etnie, degli autonomismi di varia ispirazione. Significativo è il caso del Belgio la cui unità è messa in pericolo dalle spinte autonomistiche dei fiamminghi. Il quotidiano "Dolomiten" segue questi avvenimenti puntualmente con maggiore attenzione della stampa locale di lingua italiana. Nel numero del 23 luglio un'intera pagina è dedicata alle tendenze separatiste, prendendo l'avvio del riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte della corte Internazionale di Giustizia. Titolo del servizio: "Kosovo ein Präzedenz oder ein Sonderfall? ". ma, sembra, non può essere un precedente per l'Alto Adige che pur conosce il culto patriottico dell'etnia.

L'anno hoferiano si chiude senza clamori: forse soltanto il corteo di Innsbruck è stato caratterizzato da un patriottismo di maniera che ha consentito agli Schützen di mettersi in evidenza. In generale, per una tacita intesa, si sono volute evitare forzature, c'è stato molto compiacimento nell'organizzare mostre e incontri come iniziative destinate alle nuove generazioni. Qualche rara voce critica si è pur sentita a proposito della scarsa caratterizzazione in senso europeista delle manifestazioni, della mancanza di una riflessione, non soltanto riservata agli studiosi e agli specialisti, sulle circostanze storiche che hanno reso possibile non soltanto in Tirolo una resistenza contro Napoleone, sullo scontro tra i tradizionalisti, sostenitori dell'ancien régime e i sostenitori di nuovi ordinamenti giuridici e dell'autonomia dello stato dalla chiesa cattolica. Si veda la lettera di Felix Huber di Brunico al giornale "Dolomiten" del 24 febbraio.

Va segnalata la pubblicazione a cura di Carlo Romeo, in traduzione italiana con testo originale a fronte, del libro di satira sul Tirolo di Carl Techet che può essere un documento interessante se si considerano anche le sventure del suo autore dopo la rivelazione nel 1909 (anno di memorabili grandiose celebrazioni hoferiane), della sua identità coperta dallo pseudonimo Sepp Schluiferer.

Certamente la corte di giustizia europea ha un'ispirazione diversa dai patriottismi rinascenti di questa stagione. Una sua sentenza di dieci anni fa (6 giugno 2000) ha giudicato contrario all'art. 39 del Trattato della comunità Europea l'obbligo per coloro che partecipano ad un concorso pubblico di dimostrare la propria conoscenza dell'italiano e del tedesco esclusivamente con un attestato rilasciato dalla Provincia di Bolzano. Il consiglio dei ministri del 23 aprile approva la nuova norma di attuazione che è conforme alle richieste della commissione europea. Osserva Paolo Campostrini (Alto Adige del 24 aprile) "…il patentino che cambia è il varco aperto nell'hortus conclusus" dell'architettura autonomistica... . Il patentino che cambia ci fa capire che anche il resto potrebbe cambiare. che non sarà più facile resistere ad oltranza di fronte ad un'Italia federale e, soprattutto, ad un'Europa senza più confini".

In questo modo si bloccano i tentativi di far conseguire il "patentino" con il superamento dell'esame di maturità (Dolomiten, 24 aprile), ma la Giunta potrebbe sentirsi meno garantita sull'effettivo bilinguismo dei nuovi assunti.

 

Ci sono tuttavia segnali di apertura. L'Alto Adige partecipa alla fondazione "Dolomiti-Dolomiten-Dolomites-Dolomitis Unesco" che viene fondata a Belluno il 13 maggio. Michl Laimer afferma che essere patrimonio mondiale non è un dovere né un obbligo, è un onore e una sfida culturale. In tutto il mondo ci sono 176 siti Unesco e solo due in Italia. Uno di questi sono le Dolomiti".

Sono importanti le parole di Durnwalder sull'accettazione dell'invito da parte del Veneto di partecipare alla candidatura a capitale della cultura nel 2019. mostreremo, egli dice, che qui da noi convivono gruppi con storie diverse. Questo è fare cultura a livello europeo (Alto Adige, 3 agosto) .

complessi restano i rapporti della giunta provinciale con il governo Berlusconi. La Svp pur ribadendo la sua posizione di libertà rispetto ai due poli (Blockfrei) di fatto è all'opposizione, con la conseguenza che in circostanze difficili come quella riguardante il cartelli segnavia installati dall'Alpenverein la distanza è notevole, sottolineata da toni polemici e dalla drasticità di certe affermazioni che contrastano con lo spirito e la lettera dello stesso Statuto di autonomia.

Durnwalder deve impegnarsi per ottenere quanto è stato concordato il 30 novembre scorso a Milano: così personalmente, l'8 aprile, a Roma ha contatti con governo e responsabili amministrativi per la cessione di altri immobili militari, per la "provincializzazione" dei servizi postali, per l'edificazione del nuovo carcere, per la partecipazione alla gestione dei servizi televisivi Rai (primo risultato: sarà resa autonoma la redazione ladina). Ovviamente, non soltanto giornalisti interessati, molti sono preoccupati per l'autonomia dei servizi televisivi pubblici nei confronti del governo provinciale. La Svp peraltro, come i partiti nazionali, influisce già, di fatto, sulla Rai. di grande rilievo è naturalmente la richiesta di autonomia del controllo finanziario delle amministrazioni e degli enti locali.

È sul tappeto il problema del rinnovo della concessione dell'A22. Il governo è orientato a fare una gara di appalto secondo la normativa europea pur riconoscendo la particolarità dell'impegno assunto dall'attuale amministrazione dell'A22 di concorrere finanziariamente alla realizzazione del tunnel del Brennero.

 

Per il governo Berlusconi è questo un periodo di grandi difficoltà. La crisi rende impossibile il mantenimento della promessa di una nuova politica fiscale e di compiere grandi opere pubbliche. Il ministro Tremonti fa fronte alle maggiori questioni, partecipando all'elaborazione della politica europea di risanamento della finanza pubblica. In questo modo la "manovra" del governo viene in certo modo concertata con la commissione europea.

Il 29 luglio, alla camera dei deputati, la Svp vota contro perché non ritiene sufficienti le garanzie per la Provincia; in effetti, la manovra non ha soddisfatto né regioni né comuni, per il governo le trattative sono state lunghe e molto travagliate.

Berlusconi è costretto ancora una volta a ricorrere al voto di fiducia per far passare il provvedimento in Parlamento.

Certamente le elezioni regionali del 28 marzo segnano un successo per Berlusconi e Bossi, si dovrebbe pensare che di riflesso il governo nazionale e la maggioranza che lo sostiene possano guardare con una certa fiducia al futuro. ma la prova elettorale pur essendo positiva non è sufficiente a garantire l'unità del Popolo della libertà.

A poco a poco si aggrava il dissenso tra Berlusconi e Fini. Su punti cruciali come quelli riguardanti la giustizia (processo breve, legittimo impedimento, intercettazioni telefoniche) Fini avanza riserve, ma in generale egli mette in discussione la leadership di Berlusconi e quando la rottura è netta egli forma un suo gruppo "Futuro e libertà per l'Italia". Per il governo e per il Pdl sono però ragione di grande preoccupazione anche le indagini da parte delle Procure di Firenze e di Roma nei confronti di figure importanti come Bertolaso, Verdini e Scaiola che si dimette da ministro.

La Provincia di Bolzano in questi mesi è stata politicamente mobilitata per il rinnovo dei consigli comunali. Si tratta anche di una verifica generale della forza politica della Svp e quindi anche della solidità del sistema politico provinciale.

Le elezioni sono precedute dalla singolare vicenda del consiglio regionale che per l'ostruzionismo implacabile e tecnicamente efficace di Andreas Pöder dell'Union für Südtirol e di donato Seppi di Unitalia è costretto a rinviare l'approvazione della riforma dell'ordinamento dei comuni proposta dall'assessore cogo che cancella, come era nei desideri della Svp, il limite di tre mandati per sindaci e assessori stabilito dalla normativa vigente che risale al 1994. La Svp è così costretta a cambiare 51 sindaci iscritti al partito e attualmente in carica, circa 200 assessori su un totale di 464 non potranno essere confermati. Si profila così un ricambio forzato della classe politica nei comuni che può essere considerato, specialmente dopo le elezioni regionali, positivamente pur riconoscendo che per il lungo servizio molti amministratori comunali sono dei veri professionisti. come viene osservato da molti la Svp, vero partito-istituzione, dovrà confrontarsi direttamente con gli elettori e puntare su candidati giovani. È proprio quanto avviene: avendo la percezione di avere perso contatti e consensi come si è visto nelle elezioni regionali, con riduzione del numero dei votanti e calo dei voti, si ricorre all'espediente delle primarie in preparazione delle candidature.

La Svp deve confrontarsi nei piccoli comuni non soltanto con le liste civiche, ma con le opposizioni della destra sudtirolese, in particolare con i Freiheitlichen che si presentano anche a Bolzano con la speranza di vedere confermati i buoni risultati ottenuti nelle elezioni regionali.

Importante è sempre la scelta delle alleanze nei centri maggiori, in particolare in quelli con forte oppure con maggioritaria presenza dell'elettorato di lingua italiana. È in questi centri che si gioca il destino politico questo elettorato che è estremamente diviso e in parte sfiduciato. L'area di centrodestra, tradizionalmente con maggiore seguito, attraversa un periodo di grave crisi nei rapporti fra le componenti interne come si potuto rilevare nelle note precedenti. I contrasti di Biancofiore e di Urzì con Holzmann si aggravano in prossimità delle elezioni quando si deve scegliere il candidato sindaco. In mancanza di una figura emergente che avrebbe richiesto un forte impegno da parte di tutto il centrodestra nel costruire una candidatura dotata di sufficiente attrattiva sull'elettorato, si sprecano energie in impuntature e in poco convinte proposte, pur di sbarrare la strada a Holzmann. Si giunge così alla candidatura di Robert Oberrauch, ex nazionale di hockey, dopo la rinuncia di Benussi. Si punta a un personaggio noto ma nuovo per la politica nella speranza di conservare almeno i consensi avuti nelle precedenti elezioni. Oberrauch ha anche il sostegno di una sua lista "Forza Bolzano" con candidati di rilievo appartenenti al mondo delle professioni.

La morte di Pietro Mitolo il 24 febbraio avviene in questi momenti difficili. Assieme al fratello Andrea è stato in Alto Adige fin dalla fondazione una guida intransigente del movimento sociale italiano che nelle zone di confine aveva un seguito maggiore che nelle altre parti d'Italia. compito del partito era affermare l'appartenenza all'Italia della provincia messa in pericolo non solo dall'irredentismo sudtirolese, ma anche dalle richieste, giudicate eccessive, degli autonomisti.

Con la fine della guerra fredda il ruolo del Msi di riserva anticomunista cessa. Il partito passa però indenne da "mani pulite" conservando la sua forza, in Alto Adige addirittura aumentandola. Pietro Mitolo ha approvato la trasformazione del partito in forza di destra capace di governare. Pur restando fedele agli ideali della sua giovinezza, difendendo anzi le sue memorie, non fu mai un "nostalgico" chiuso al nuovo e nei confronti dei sudtirolesi ebbe comportamenti che dovevano esprimere un sentimento di rispetto per le minoranze etniche.

La morte lo coglie quanto sta adoperandosi, come coordinatore del Popolo della libertà, nella ricerca di una pacificazione interna del partito.

È significativo che Pietro Mitolo venga ricordato da tutti i partiti come politico coerente e leale, come un esempio di rettitudine. È un importante segno dei tempi che gli esponenti della Svp lo ricordino con grande rispetto.

Come si è visto nella nota precedente anche il Partito democratico soffre per contrasti interni che rendono faticosa la ricandidatura del sindaco uscente Luigi Spagnolli. Ex democristiani di sinistra ed ex comunisti devono fare i conti anche con una militanza di diversa origine.

La sentenza della cassazione che accoglie il ricorso dell'ex democristiano Bizzo contro l'elezione di Barbara Repetto, già ispettrice della formazione professionale in lingua italiana e funzionaria incaricata della gestione del fondo sociale europeo, priva questa area della sua rappresentanza più importante con un assessorato di rilievo nella formazione e nella tecnologia.

La dirigenza del Pd si orienta con decisione verso la ricandidatura di Spagnolli che la Svp, nella riunione del comitato cittadino del 7 aprile, decide poi di sostenere già nel primo turno. Si tratta di un appoggio alla persona, ma non alla coalizione di centrosinistra che comprende anche Rifondazione comunista e i Verdi. come precisa Dieter Steger, in un'intervista al giornale Dolomiten del 10 aprile, la critica da parte dei Freiheitlichen di questa scelta è ingiustificata perché non è ancora matura la candidatura alla carica di sindaco di un sudtirolese a Bolzano. Spagnolli offre garanzie per il dialogo e la collaborazione con i tedeschi. Si tratta però di un matrimonio di interesse e non d'amore. Theiner, di rincalzo, afferma che la decisione è soltanto tecnica, che, come Durnwalder, avrebbe preferito una candidatura della Svp, vista la concorrenza di Ulli Mair dei Freiheitlichen.

A Bolzano i candidati sindaco sono nove. È interessante notare che nel gruppo linguistico italiano a Bolzano non sono poche le persone che seguono attentamente gli avvenimenti politici e che sono disposte a candidare in liste che possono aspirare al massimo a conquistare un seggio magari con il gioco dei resti. È anche forte l'attrattiva che esercita il dibattito politico nazionale rivissuto senza collegarlo con la situazione locale che richiederebbe una minore frammentazione e una maggiore valorizzazione delle affinità tra le diverse proposte. Accade così che Bolzano non sia soltanto una passerella di uomini politici importanti, ma abbia anche la presenza di Beppe Grillo che incontra un pubblico affezionato ed entusiasta.

A Merano, a Bressanone, ma anche in comuni minori, laddove una sia pur piccola presenza italiana lo rende possibile, c'è una corsa alla frammentazione. Significativo è il numero delle liste della Lega.

A Merano e a Bressanone le formazioni politiche italiane maggiori sono in crisi per contrasti in parte di natura personale.

Nel gruppo linguistico tedesco si può notare il forte impegno dei Freiheitlichen, tuttavia la Svp, dopo le primarie, resta il punto di riferimento dominante pur nelle sue articolazioni che rispecchiano il rapporto tra frazioni e centri comunali. Le Bürgerliste non sono una vera forza alternativa. I temi della campagna elettorale sono quelli propri delle amministrazioni comunali con specifici obiettivi su alcuni dei quali la discussione può anche essere vivace. In generale nei comuni maggiori e in quelli minori la tematica etnica resta sullo sfondo. Persino nel capoluogo prevale il discorso sui problemi di ordinaria amministrazione della città. Sembra che il centrosinistra, il centrodestra e la Svp siano anzi tacitamente d'accordo nel non sollevare questioni di fondo sul futuro di Bolzano che vanno ben oltre le ambizioni urbanistiche espresse nel "Masterplan" approvato dal consiglio comunale in gennaio e la vaga aspirazione ad essere capoluogo. Probabilmente l'ovvia constatazione che bisogna governare con la Svp limita la portata delle differenze tra i due poli.

A Merano le forze politiche "italiane" sono tormentate da dissidi interni ancora più forti, mentre si fanno strada liste minori, espressione di un atteggiamento protestatario, come quella dell'Idv.

Come già ai tempi della "prima" Repubblica il gruppo linguistico italiano vuole affermare la sua autonomia rispetto alle segreterie dei partiti di Bolzano, ma nello stesso tempo non riesce ad avere formazioni di sia pur minima solidità. A Bressanone, come in più comuni della Valle Isarco, la Svp deve affrontare la forte concorrenza dei Freiheitlichen. Negli altri comuni della provincia questa concorrenza preoccupa meno il partito.

Il 16 maggio si registra un calo degli elettori, in particolare nei centri con maggiore presenza del gruppo linguistico italiano a Bolzano del 9, 5%, a Merano del 6, 1%, a Laives del 5, 8%, nella provincia il calo è del 4, 7%. Ha votato il 74, 7% in generale con un calo di quasi il 5% rispetto al 2005.

I risultati non sono clamorosi, ma significativi.

A Bolzano Spagnolli viene eletto già al primo turno con il 52, 4% dei voti, mentre Oberrauch ottiene solo il 32% dei consensi. Nel nuovo consiglio comunale Spagnolli può avere il sostegno di una maggioranza di 27 seggi su 50. Il Pd mantiene le sue posizioni, la Svp perde un seggio, i Verdi hanno tre seggi, mentre Italia dei valori, il Psi, i radicali, Rifondazione comunista e Sinistra ecologia libertà con Vendola hanno un seggio a testa. ma fuori dalla maggioranza si affermano l'Udc con 3 seggi, la Lista civica Beppe Grillo con due seggi e l'Unione per Bolzano con un seggio.

Il Popolo della libertà resta il partito più votato pur perdendo 3 seggi, mentre cresce Lega Nord che passa da un consigliere a tre, Unitalia conferma invece i suoi due seggi. La lista di Oberrauch ottiene un n solo seggio. Si tratta di una pesante sconfitta.

Fallisce la sfida dei Freiheitlichen che restano addirittura fuori del consiglio. Ulli Mair, pur sostenuta anche dalla Klotz, ha raggiunto soltanto il 2% dei voti. L'elettorato di lingua tedesca ha valutato quindi positivamente la scelta della Svp di votare subito per Spagnolli che, come si è visto nelle note precedenti, è stato molto sorvegliato nei suoi comportamenti nei confronti dei sudtirolesi.

I risultati mostrano che proposte interessanti come quelle di Pinuccia di Gesaro e di Alberto Berger dovevano essere condivise da liste con maggiore tradizione o almeno avere un punto di riferimento nazionale. Anche di Puppo ha scontato questa mancanza.

La sconfitta del Popolo della libertà è, a giudizio di molti, dovuta ai gravi conflitti interni e alla difficoltà per gli elettori di comprendere il senso dello scontro tra Urzì e Holzmann, visto che la Svp mostra chiaramente di preferire a Bolzano le intese con il centrosinistra.

Si ritiene anche che elettori di centro destra non siano andati a votare.

Il calo dei votanti in generale può però anche far pensare che molti bolzanini di lingua italiana siano sfiduciati perché non vedono una via di uscita da una situazione a loro, come gruppo, sfavorevole.

I ballottaggi di Merano, Laives e Bressanone sono caratterizzati da un forte astensionismo dovuto per il gruppo linguistico italiano alla crisi del Pdl, ma anche, a Merano, del Pd. I risultati premiano a Merano, con la conferma di Januth e a Bressanone con la rielezione di Pürgstaller la Svp, a Laives con il successo di Liliana di Fede il Pd.

A Merano e a Bressanone il ballottaggio si svolge con candidati tedeschi, a Laives con candidati italiani. A Merano significativo è il buon risultato ottenuto dalla verde di lungo corso Cristina Kury che ritiene di avere ricevuto voti da entrambi i gruppi etnici anche perché molti elettori del Pd non hanno seguito le indicazioni del partito.

A Bressanone il candidato dei Freiheitlichen passa dal 15, 6% dei voti ottenuti nel primo turno al 35, 4% del secondo turno, probabilmente ricevendo anche consensi da elettori italiani dell'area di centrodestra.

In complesso i risultati nei comuni della provincia confermano il ruolo della Svp che riesce a recuperare rispetto alle elezioni provinciali del 2008 e registra soltanto una perdita del 2 % rispetto alle comunali del 2005. In alcuni comuni la presenza dei Freiheitlichen ha provocato perdite notevoli, ma in altri la Svp è cresciuta decisamente.

Ad Appiano Wilfried Trettl della "Bürgerliste" diventa sindaco battendo il candidato della Svp. In questo importante comune dell'Oltradige la Svp ha però perso soltanto un seggio.

Singolare è il caso del comune di Dobbiaco dove la Svp, non solo ha perso il 9, 8 % dei voti, ma ha presentato due candidati alla carica di sindaco, deve, non senza esitazioni, accettare un sindaco "italiano", Guido Bocher della Lista indipendenti, nonostante il gruppo italiano conti soltanto 300 elettori. Bocher osserva che nel comune ci sono famiglie "miste" e che gli italiani sono ben integrati nella vita del paese. Nella formazione delle giunte la Svp procede con molto pragmatismo ottenendo in ogni caso le competenze più importanti: a Bolzano sostiene con decisione Spagnolli che riduce a sette il numero degli assessori. Questa riduzione fa diminuire certamente i costi dell'amministrazione comunale ma soprattutto consente di governare meglio una maggioranza eccessivamente frammentata.

La giunta di Bolzano avrà anche il voto favorevole dell'Udc e dell'Unione per Bolzano, forze che in prima battuta non hanno sostenuto la candidatura di Spagnolli. Si forma così una maggioranza molto ampia.

A Bressanone Pürgstaller riesce ad ottenere la partecipazione dei Verdi affidando competenze significative per Elda Letrari. certamente non tutti i Verdi approvano l'accordo con la Svp, il consigliere Klaus dissinger esce dal gruppo.

Anche a Merano la Svp tratta con i Verdi in una situazione però molto più complessa di quella di Bressanone. La frammentazione delle forze politiche di lingua italiana rende impossibile la formazione di una giunta che per la sua formazione e per gli equilibri interni soddisfi i Verdi e il Pd, la Svp allora decide di governare con Alleanza per Merano Genovese sindaco, con la civica per Merano, candidato sindaco Giorgio Balzarini e con la Lega Nord sindaco Sergio Armanini. Un esito che molti giudicano severamente ma che è vantaggiosa per la Svp data la debolezza dei suoi nuovi partner.

Januth dichiara che la sua giunta è di centro perché sostenuta da liste civiche.

 

I comuni hanno manifestato prima delle elezioni la loro richiesta di una maggiore autonomia nei confronti della Giunta provinciale in particolare per quanto riguarda il capitolo energia. Secondo la Giunta la società provinciale che gestisce l'energia può aprirsi alla partecipazione azionaria dei comuni come può prendere in considerazione eventuali vantaggi tariffari. È evidente che molto complesso si presenta il rapporto tra la Sel e l'Ae dei comuni di Bolzano e di Merano.

come si è rilevato nelle note precedenti di fatto la Provincia autonoma gestisce l'energia in contraddizione crescente con l'impostazione della politica europea nazionale che vuole spazio per i privati. I Verdi ricorrono infatti al Consiglio di Stato.

Ma la marcia trionfale di Durnwalder continua: il 1° giugno nasce Se Hydropower, joint venture di Sel e Enel che gestirà le 11 centrali Enel nel territorio della provincia. La Sel ha una partecipazione del 60%, mentre all'Enel resta il 40%. Si ricorderà che nel 2008 nacque la Hydros pure con la Sel al 60% per gestire le sette centrali Edison.

Giustamente Durnwalder considera il 1° giugno una data storica per l'Alto Adige (einen besonderen Moment) dicendo che la produzione di energia costituisce un fattore strategico, tanto più per la Provincia di Bolzano che vede tornare nelle proprie mani la gestione di un'importante risorsa dopo che in uno dei capitoli più tristi della sua storia, sul proprio territorio, imprese avevano realizzato centrali elettriche contro la volontà della popolazione. L'assessore Laimer afferma che ora l'Alto Adige può influire direttamente sulle decisioni e, quindi, può gestire in modo più consapevole e migliore l'acqua e l'ambiente, con ritorni positivi per i cittadini, i comuni e la provincia.

 

La stagione elettorale ha messo in ombra la questione dei toponimi e dei segnavia monolingui installati dall'Alpenverein Südtirol. come si è visto nelle note precedenti obiettivo di durnwalder e della Svp è quello di ottenere con il riconoscimento della distinzione tra macro e microtoponomastica la facoltà di ordinare tutti i microtoponimi secondo una propria legge. La forte resistenza incontrata ha consigliato di impostare un progetto sui sentieri dell'Alto Adige con finanziamento anche dell'Unione europea e di servirsi dell'Alpenverein per creare un fatto compiuto che avrebbe costretto il governo a un confronto.

Secondo l'interpretazione corrente l'articolo 101 dello Statuto d'Autonomia dà la competenza alla Provincia autonoma sulla toponomastica tedesca, ma non su quella italiana. Per consentire modifiche della toponomastica italiana è innanzitutto necessario che si abroghino sia il regio decreto del 1923 che il decreto ministeriale del 1940. ciò è stato deciso nel quadro della semplificazione normativa, ma in extremis il governo si è corretto con un decreto per iniziativa dell'on. Biancofiore. Pertanto soltanto una iniziativa governativa di rivedere la toponomastica italiana, potrebbe prendere possibile una nuova intesa, senza modificare lo statuto, tra governo e giunta provinciale. La Giunta provinciale ricorre quindi con l'approvazione del consiglio provinciale contro il decreto. contrari soltanto il Pdl e Unitalia. Per la Svp e per i partiti minori di lingua tedesca è necessaria la cancellazione dei microtoponimi italiani che sono invenzioni del periodo fascista.

certamente non mancano interventi intesi a non dare eccessiva importanza ai segnavia dei sentieri di montagna e di cercare una soluzione di buon senso. Purtroppo la questione può essere vista in maniera diversa perché l'operazione toponimi è considerata una forma di riappropriazione del territorio. Il significato politico della questione è avvertito da uomini politici austriaci come Hermann Gahr portavoce dell'Oevp per il Südtirol e il capitano del Tirolo Platter, non a caso Eva Klotz auspica un intervento dell'Austria.

Il commissariato del governo si muove già nella primavera del 2009 con una corrispondenza con Durnwalder e l'assessore competente Berger. A fine agosto il commissario scrive all'Avs, al Cai e alle associazioni turistiche interessate per richiamare all'obbligo del bilinguismo.

Un esposto di Guido Margheri di Sinistra democratica mette in moto la Procura della Repubblica di Bolzano che affida ai carabinieri e alla Forestale il compito di controllare i cartelli segnavia sulla base della documentazione in possesso dell'Istituto geografico militare di Firenze. dall'indagine risulta che il 75% dei cartelli non rispetta la norma del bilinguismo. Il commissariato del governo acquisisce questa documentazione, viene anche interessata la corte dei conti, vengono indagati i conti dell'Avs che sostiene il carattere di iniziativa privata del suo operare.

Si cerca anche la via di un'intesa tra Avs e Cai che potrebbe essere la base di un intervento deliberativo se non legislativo della Giunta provinciale. Il vicepresidente Tommasini è in contatto con il Cai.

Cai e Avs non sono però d'accordo sul numero di cartelli che devono essere bilingui. 3300 per l'Avs, e per l'assessore Berger, 6000 per il Cai che consegna al commissario del governo e al vicepresidente della Giunta Tommasini i primi risultati della sua ricerca che è pronta però soltanto in agosto.

La questione non può essere affrontata soltanto in sede provinciale, di necessità deve muoversi il governo. Il ministro per i rapporti con le regioni Raffaele Fitto, rispondendo a un'interrogazione di Holzmann, afferma l'obbligo del bilinguismo nella toponomastica come sancito dallo Statuto di autonomia rifiutando la distinzione tra micro e macrotoponomastica (Alto Adige, 1° giugno). conseguentemente egli invita la Giunta provinciale a ristabilire il bilinguismo entro giugno, quasi un ultimatum che suscita reazioni forti. Durnwalder ha un incontro a Roma con il ministro nel quale si avvia un accordo risolutivo della questione che contenga una regolamentazione della segnaletica che verrà installata in futuro e l'impegno di sostituire gradualmente le segnaletica monolingue con il ripristino di quella bilingue. La proposta conciliante del ministro non soddisfa però Durnwalder soprattutto perché comporta l'accettazione dei toponimi italiani secondo il R. d. del 1923. Si arriva così a un confronto tra due intransigenze che richiederanno un grande sforzo di mediazione. Fitto dichiara di non accettare rinvii e di essere pronto a promuovere un intervento diretto dello Stato come prevede l'art. 120 della costituzione. Durnwalder, che non è stato chiamato a partecipare alla seduta del consiglio dei ministri che ha approvato le tesi del ministro, reagisce con un " me ne frego", opponendo la competenza della Provincia sulla toponomastica. Il ministro Frattini dice che Durnwalder usa toni e fa minacce da dittatorello di un Paese in via di sviluppo (Corriere dell'Alto Adige, 24 luglio). Il governo ha posto il termine perentorio di sessanta giorni per la sostituzione dei cartelli. Sembra tuttavia inevitabile una soluzione di compromesso.

La cronaca non può non registrare una certa ripresa del confronto etnico che d'altra parte è alimentato da un continuo richiamo all'Austria come si avverte anche nella proposta di una doppia cittadinanza che nonostante resistenze da più parti e con diversa motivazione non è stata ancora abbandonata.

 

Il 25 maggio muore Silvius Magnago all'età di 96 anni. La sua figura si staglia nitida nella memoria di tutti: per i sudtirolesi, anche per coloro che l'hanno combattuto, è un padre della loro Heimat, una guida nelle avversità verso una sempre maggiore autonomia e una più forte affermazione della loro identità. ma anche da parte italiana c'è il riconoscimento del valore della sua opera.

di queste cronache, che Il cristallo pubblica da quasi cinquant'anni, egli è stato il protagonista, messo, si spera, in giusta luce.