IL CRISTALLO, 2010 LII 2-3 [stampa]

"BLOCKFREI", ETNICAMENTE

di CLAUDIO NOLET

Anche negli ultimi mesi del 2010 non è possibile fare diagnosi certe sugli sviluppi dell'economia che sconta gli effetti della crisi acuta manifestatasi nel 2008, tuttavia è già un buon segnale che si cerchi la via per un rilancio della produzione e degli scambi. Il risanamento in corso delle attività finanziarie costringe i governi a politiche molto prudenti che se garantiscono una certa stabilità non favoriscono la ripresa dell'occupazione.

È in corso un mutamento dei profili delle aziende soprattutto nei paesi più avanzati, negli Usa e in Europa, per riuscire a reagire in maniera adeguata allo slancio dei paesi emergenti ed alla crescita eccezionale della Cina.

In Europa dopo la crisi greca si apre la crisi irlandese che obbliga l'Ue a ripensare la condizioni per una effettiva solidarietà sul piano economico e finanziario con la conseguenza che un paese come la Germania, che è in questo momento il più forte, oppone resistenza a provvedimenti di aiuto finanziario ai paesi in crisi, mentre l'Italia che deve fare i conti un debito pubblico altissimo punta alla creazione di forme di sostegno magari con l'emissione di eurobond.

Queste difficoltà che si incontrano nel tentativo di uscire del tutto dalla crisi, spiegano in parte l'insuccesso di Obama nelle elezioni "midterm" per il rinnovo del Congresso, sono anche alla radice degli sforzi per orientare i rapporti internazionali verso una collaborazione che renda compatibili gli obiettivi di ciascun paese. Obama cura i rapporti con la Cina e con la Russia ma anche con il Medio Oriente. È significativa la sua presa di posizione nella ricorrenza dell'11 settembre: "non siamo in guerra con l'Islam". In una situazione così complessa la politica economica e finanziaria si deve anche in Italia procedere con i piedi di piombo nella ricerca della riduzione del deficit di bilancio, ma ciò evidentemente non può soddisfare né i sindacati dei lavoratori né la Confindustria.

Sintomo rivelatore della situazione del paese è la reazione della Fiom alla politica di Marchionne, l'amministratore delegato della Fiat, e la fitta trama di discussioni che mettono ancor più in evidenza il distacco della Cgil da Cisl e Uil. Il ministro Sacconi si propone di favorire le condizioni per una collaborazione fattiva tra lavoratori e impresa.

La situazione politica è in Italia più che mai sull'orlo di una crisi irreparabile di governo. Come si è visto nella nota precedente il distacco di Fini da Berlusconi, pur con ambigue proposte di armistizio (si veda il voto di fiducia al governo di fine settembre), dovrebbe portare o a nuove elezioni o alla formazione di un governo di transizione che le prepari. Se ciò non avviene è perché le stesse forze di opposizione non sono pronte a sfruttare bene la rottura del Pdl, ma anche per la tenace affermazione dei suoi principi e dei suoi obiettivi della Lega. Berlusconi, grazie anche ad un intervento del Presidente della Repubblica, si fa forte dell'urgenza dell'approvazione della legge di stabilità, della finanziaria, per fissare il voto parlamentare per la fiducia al governo il 14 dicembre. È una ricerca quasi disperata di guadagnare tempo. In questi difficili frangenti passa, tra le proteste vivacissime degli studenti sostenute dall'opposizione, la riforma universitaria proposta dal ministro Gelmini.

A rendere più critica la posizione di Berlusconi è in ottobre il rilievo mediatico alle indagini della Procura di Milano sulle feste ad Arcore nella villa del presidente. Si apre il caso Ruby che diventa il centro di una nuova bufera politica. Con l'uscita definitiva dal governo dei finiani si ripete una situazione già conosciuta al tempo di Prodi. La sopravvivenza del governo dipende dalla risorsa di pochi voti comunque raccolti. Come Prodi Berlusconi deve prendere in considerazione anche la Svp che si è astenuta nel voto di fiducia.

L'accordo sui toponimi nella segnaletica di montagna firmato dal ministro Raffaele Fitto e dal presidente Luis Durnwalder il 22 settembre è già un significativo passo verso un deciso miglioramento nei rapporti tra Bolzano e Roma. Il testo dell'accordo è giudicato dai più positivamente perché il compromesso raggiunto, senza vincitori né vinti si afferma, evita uno scontro che nessuno desidera in questo momento. Ovviamente né Leitner, dei "Freiheitlichen", né Eva Klotz sono di questo avviso. Come riferisce Dallago sul giornale Alto Adige "viene riaffermato il principio del bilinguismo dei toponimi, anche se si tratta di una sua forma 'flessibile'. Non più quello per ogni nome sul modello-Tolomei, quanto quello legato a criteri dell'uso da parte di un gruppo linguistico e dalla storicità del singolo toponimo in lingua tedesca e ladina. Fermo restando la traduzione dei termini aggiuntivi come 'malga' e 'lago'. Una commissione paritetica cercherà una soluzione per i 1500 toponimi monolingui nei cartelli posti dall'Avs". Nel titolo del servizio sull'accordo il giornale Dolomiten c'è l'affermazione 'Sag adieu zur 'Vetta d'Italia', ' dì addio' al nome di maggior carica simbolica e patriottica. tuttavia il testo comincia con il riconoscimento che non ci sono né vincitori né vinti. Una grande fotografia mostra Fitto e Durnwalder sorridenti. Ad un'analisi attentata il testo dell'accordo con le sue ambiguità non sembra adatto a risolvere del tutto la questione dei toponimi e ad impedire la riapertura del contenzioso. Del resto in ottobre avanza in commissione legislativa provinciale il disegno di legge sulla toponomastica di ben altra portata.

Ad ogni modo il governo cerca di realizzare le condizioni per rapporti migliori con la Svp che, restando indipendente dai blocchi, può assumere atteggiamenti diversi da quelli di una forza di opposizione programmatica. Il ministro Frattini ha un incontro "segreto", lontano cioè dai media, senza alcuna ufficialità, con Durnwalder il 16 ottobre. È una visita di cortesia secondo il presidente della giunta. Frattini afferma che c'è stato un confronto ad ampio spettro, Durnwalder indica diverse questioni aperte che devono essere esaminate con il governo. La direzione della Svp ritiene che i rapporti con il governo in carica devono essere curati per ottenere la concessione di provvedimenti importanti per il sistema autonomistico.

Il 15 novembre la stampa riferisce dell'invito dell'on. Michaela Biancofiore alla Svp ad astenersi quando si voterà la fiducia al governo in dicembre. I tagli evitati da tremonti alle entrate della Provincia autonoma devono essere un segnale importante per la Svp. Brugger replica prontamente escludendo che il suo partito possa votare la fiducia a Berlusconi. Il 7 dicembre la direzione della Svp decide l'astensione al voto di fiducia (al Senato non parteciperà al voto). Intanto però la Svp vota contro la legge di stabilità.

Durnwalder fa presente che nelle ultime settimane sono arrivati segnali di disgelo: il consiglio dei ministri approverà nuove norme di attuazione. La commissione dei 12 e dei 6 ha dato il via libera alle norme sul ruolo della Provincia nella gestione del Parco nazionale dello Stelvio e sul bilinguismo nei ruoli dei magistrati e delle forze dell'ordine. Il governo Berlusconi ottiene la fiducia senza l'apporto dell'astensione della Svp che può quindi sostenere di non avere barattato il suo voto. I regali di Natale arrivano da Roma ugualmente. "Weihnachtsgeschenke aus Rom" è il titolo di apertura a tutta pagina del quotidiano Dolomiten del 18 dicembre. Il giornale Alto Adige riassume così la seduta del consiglio dei ministri del 17 dicembre: "Il consiglio dei ministri ha approvato ieri mattina, alla presenza del presidente provinciale Luis Durnwalder, due norme di attuazione sulle forze dell'ordine in Alto Adige e il via libera al pagamento in cinque anni di arretrati alla Provincia per la quota variabile del periodo 2000-2005. Durnwalder ricorda, uscendo da palazzo Chigi, 'Non sono danari in più che potremo spendere Sono finanziamenti dovuti e già spesi di tasca nostra. Ora arriva il saldo. Gli anni scorsi il governo non aveva votato a favore, oggi sì". Da Roma Durnwalder porta anche l'intesa per la costruzione del nuovo carcere. "Molti ministri, egli assicura, mi hanno assicurato che il governo è pronto a parlare con noi. Questa collaborazione è un vantaggio per entrambe le parti".

Le reazioni a questa svolta nei rapporti del governo con la Svp sono forti e piene di risentimento da parte dell'opinione pubblica di lingua italiana. È innegabile che soltanto nella seconda parte dell'anno, quando ormai lo rottura di Fini con Berlusconi era difficilmente sanabile, il governo ha mostrato di voler abbandonare la linea di forte resistenza a qualsiasi richiesta della Svp. Si voleva forse mostrare alla Svp che la politica favorevole in provincia al Pd (incrinata però a Merano) non era vantaggiosa. In questo momento però è in gioco la sopravvivenza di un governo che non ha più una maggioranza sicura in parlamento.

Le concessioni erano del resto preparate già da tempo senza che ad esse si opponesse un veto assoluto.

Il giornale Alto Adige e il Corriere dell'Alto Adige pubblicano articoli di severa condanna della politica della Svp. Il direttore Sergio Baraldi scrive: "Qual' è la novità nell'atteggiamento della Svp? A mio giudizio, lo scenario che la Svp prende in considerazione: lo scollamento dell'Italia. Non disgregazione o la secessione, ma il frantumarsi o il consumarsi dell'unità. È questa la prospettiva che la Svp sembra vedere: il collante nazionale s'allenta, e non loro ma l'Italia potrebbe creare le condizioni per condurre l'autonomia altoatesina ai suoi confini più lontani". Günther Pallaver parla di cinismo della politica della Svp. Come osserva Giorgio Delle Donne questa politica è una costante della Svp che ha ottenuto da governi di diverso orientamento e indirizzo concessioni importanti in cambio dell'appoggio politico in Parlamento. Sarebbe però da aggiungere che nessun governo italiano né della "prima" né della "seconda" repubblica ha voluto correre il rischio che si riapra la crisi dell'Alto Adige che ha preceduto il pacchetto. Non è neppure immaginabile che un governo di centrodestra non cerchi tutte le mediazioni possibili per evitare uno scontro che avrebbe immediatamente risonanza internazionale.

Il governo di Roma non è stato abbastanza sollecito in questi ultimi tempi nell'affrontare le molte questioni amministrative e di competenza autonomistica sollevate dalla Svp, emergono allora con particolare urgenza questioni dell'area più propriamente patriottica, come quelle riguardanti i monumenti fascisti. Si aggiungono le provocazio ni della destra sudtirolese sul tema dell'autodecisione, riaffiora la questione della doppia cittadinanza.

Durnwalder chiede che risolva il problema dei monumenti fascisti, scrive in proposito una lettera al presidente del consiglio Berlusconi.

I monumenti fascisti e quanto comunque di rappresentativo è stato costruito durante il periodo fascista sono il segno della conquista italiana del tirolo fino al confine del Brennero, di una dominazione che i sudtirolesi giudicano ingiusta perché avvenuta senza la consultazione della volontà della popolazione che viveva nel territorio. L'antifascismo dei sudtirolesi è in realtà un rifiuto di quanto è avvenuto anche prima dell'avvento del fascismo come conseguenza del trattato di San Germano. Si comprende perciò in quale imbarazzo si trovino tutti i politici di lingua italiana di qualsiasi schieramento. Non possono difendere ad oltranza i monumenti, non possono d'altra parte accettare interventi demolitori che sarebbero stati forse possibili nel 1945 come risposta al totalitarismo nazifascista. Durnwalder stesso tuttavia ritiene probabilmente che certe forme di conservazione dei monumenti possano essere particolarmente gravi per l'Italia che verrebbe costretta ad ammettere di avere esercitato una dominazione fascista. Allontanare il rilievo celebrativo delle opere del fascismo e di Mussolini raffigurato in groppa ad un grande cavallo dello scultore sudtirolese Hans Piffrader dalla facciata del palazzo degli uffici finanziari per collocarlo magari in un museo (si veda il saggio pubblicato da questa rivista) è un modo anche per rinfacciare ai governi italiani, proprietari dell'edificio, l'incapacità di trarre le conseguenze dal loro dichiarato antifascismo.

Durnwalder non chiede la demolizione del monumento della vittoria, chiede che si tolga la cancellata che lo rende inaccessibile al pubblico. Accogliendo suggerimenti e proposte che sono state fatte da più parti, dai Verdi per esempio in stagioni ormai passate, è disponibile alla creazione di un museo di documentazione storica nell'area del monumento.

Per quanto sia il monumento che il rilievo siano di proprietà dello stato, il comune di Bolzano deve intervenire con sue proposte. La città di Bolzano è direttamente interessata: le vicende della denominazione della piazza hanno dimostrato che ci vuole molta prudenza e grande accortezza nel proporre soluzioni che attenuino almeno la portata simbolica di un monumento che riassume in sé le linee della concezione fascista della storia italiana, della sua civiltà, concezione che nel 1928 univa romanità, cattolicesimo e stato sabaudo. In questa occasione si tenta di giocare la carta della storicizzazione. Dieter Steger lancia" l'idea di un monumento riaperto e storicizzato, attraversabile e magari utilizzabile con un caffè interno, sarà il collegamento tra la città vecchia e la nuova, tra i gruppi linguistici. Perché non pensare allora di fare diventare piazza della Vittoria, piazza della Convivenza? È la convivenza l'obiettivo cui tende la maggior parte dei cittadini di Bolzano e i partiti moderati. Spero che la politica italiana accetterà questo confronto, visto che il gruppo tedesco fa un passo verso il monumento". (Alto Adige, 2 settembre). Il Sindaco Spagnolli dice che l'unico modo per depotenziare il monumento è metterlo a disposizione dei cittadini. Per il rilievo di piazza del tribunale la discussione anche in giunta comunale è aperta a soluzioni diverse.

L'assessora Trincanato è orientata verso la sua storicizzazione che ritiene valida alternativa alla sua rimozione. Si va verso una soluzione di compromesso, verso la proposta di una copertura del duce a cavallo.

È aperta però ancora la questione degli ossari dei caduti italiani e del monumento del l'alpino a Brunico già mutilato da ripetuti interventi.

In questa circostanza acquistano particolare importanza gli "storici" che sembrano disposti a compiere l'opera di approfondimento storico del significato dei monumenti contestati. Molti sperano che la "storicizzazione" non soltanto eviti soluzioni estreme di demolizione, ma anche aiuti, soprattutto le nuove generazioni, a conoscere la storia del territorio in un' ottica "interetnica" se non del tutto sgombra da pregiudiziali etniche. Dall'estrema destra i messaggi più forti vengono in questi mesi da Eva Klotz che punta ad una porte risonanza mediatica ricorrendo anche a "Facebook". Suscita scandalo con un manifesto nel quale una scopa di saggina spazza via il tricolore: "il Südtirol può fare a meno dell'Italia". Il rilancio della campagna per l'autodecisione naturalmente non viene approvata dalla Svp, ma la Klotz non cerca certamente l'appoggio di Durnwalder. Viene da lei scelto il 10 ottobre per ricordare il novantesimo anniversario dell'annessione dell'Alto Adige allo Stato italiano. Ovviamente a lei importa poco o nulla che cinquant'anni fa la questione dell'Alto Adige venne discussa all'assemblea generale dell'Onu.

In un'intervista al giornale Alto Adige Richard Theiner, pubblicata il 10 ottobre, si dichiara contrario agli scontri etnici ed alla politica dell'estrema destra.

 

Nonostante queste manifestazioni di zelo patriottico, anche in Alto Adige i problemi di fondo sono di natura economica e finanziaria. Durnwalder è riuscito a concordare bene con il governo l'afflusso di mezzi finanziari adeguati nonostante la generale corsa al risparmio e quindi ad una serie di tagli, pertanto ritiene che si possa varare un bilancio che tenga conto delle grandi difficoltà del momento senza però modificarne l'impostazione di fondo collaudata negli ultimi anni. D'altra parte l'economia della provincia sembra per ora reggere abbastanza bene alla crisi.

I ceti economici sono però di diverso avviso. Il presidente dell'Assoimprenditori ma anche l'assessore provinciale Widmann esprimono preoccupazioni per l'incidenza delle spese fisse del settore pubblico. Il presidente della camera di commercio di Bolzano, Michl Ebner, le condivide dicendo" È il momento di cambiare marcia: la crisi dalla quale stiamo lentamente uscendo impone alla Provincia scelte difficili, ma inevitabili. Le previsioni per i prossimi cinque anni sono improntate alla massima cautela per quanto riguarda la ripresa dell'economia. I temi delle vacche grasse sono finiti. Per sempre". I contributi all'economia sono scesi del 6%, un calo che si aggiunge a quello dell'anno precedente dl 9%. Le spese fisse per il personale sono eccessive. I dipendenti pubblici costano in media un 20% più di quelli privati. Fino all'approvazione del bilancio, ma anche successivamente, molti sono gli interventi critici da parte imprenditoriale. La stampa locale, in particolare l'Alto Adige, li mette in evidenza perché ha dei riflessi sui rapporti interni alla Svp, tra un theiner, espresso dagli "Arbeitnehmer", e un Widmann che ha il sostegno del mondo economico.

Ad ogni modo i tagli ci sono: gli stipendi dei dipendenti sono bloccati per quattro anni, entro il 2015 gli organici saranno ridotti del 3%, gli incarichi di consulenza, di studio e ricerca diminuiranno del 20%. Come sottolinea Durnwalder il bilancio destina più mezzi a disposizione dell'economia del 4, 5%, è stata diminuita l'Irap, sono stati aumentati i mezzi per la ricerca e lo sviluppo. Nella sua relazione al bilancio il presidente attacca duramente le imprese: "Sono arroganti: noi cresciamo, abbiamo fatto le scelte giuste". Gli interventi sono rilevanti a suo giudizio. tra Irap, addizionale Irap, tassa sulla circolazione e altre imposte la Provincia rinuncia a 150 milioni di entrate fiscali. I fondi all'innovazione sono triplicati dal 2004.

Passa il bilancio, ma il presidente della Camera di commercio resta della sua opinione: "riscrivere il bilancio degli anni passati cambiando solo qualche percentuale non rispetta chi vuole presentarsi in veste più concorrenziale. Dobbiamo capire che c'è stata la crisi, va fatta una scelta di discontinuità rispetto al passato. Lo hanno fatto tutti i Paesi e le regioni più avanzate. Penso alla Germania, alla Francia, alla Gran Bretagna, ma anche alla stessa Italia con la manovra di tremonti che ha ottenuto tanti apprezzamenti a livello europeo. Questi sono tutti esempi che dimostrano come la scelta di ricopiare il bilancio del passato sia una scelta sbagliata" (Alto Adige, 18 dicembre). La discussione sul bilancio non mette sufficientemente in luce tre avvenimenti di grande importanza per il futuro economico e sociale della provincia: la definitiva affermazione della Sel nel settore della produzione e della distribuzione dell'energia elettrica, la riforma della sanità e quella della scuola.

Nel settore dell'energia Durnwalder riesce a prevalere e a superare le resistenze dei comuni e dell'Azienda energetica di Merano e Bolzano. I termini della discussione sono ben esposti, il 28 novembre, dal direttore dell'Alto Adige. La battaglia per l'energia infuria. La battaglia non avviene, egli dice, attorno ai diritti dei cittadini: diritti a un servizio efficiente, a tariffe più basse, a un servizio moderno. Il braccio di ferro si gioca su un piano diverso, quello del controllo della cassaforte. "La Provincia è scesa in campo come ente concessionario che ha il compito di stabilire le regole del mercato e di indire la gara per attribuire le concessioni. Ma qui c'è stata la sorpresa: la gara è stata vinta dalla società della Provincia, la Sel. Qui incontriamo il primo pasticcio: l'ente erogatore, l'arbitro della partita assegna alla sua squadra la concessione. La legislazione europea e quella nazionale tendono a separare i due ruoli: chi dà le concessioni non deve gestire anche il mercato, deve incassarne i proventi e tutelare l'interesse pubblico, ma non produrre, distribuire e vendere energia. " La provincia deve perciò confrontarsi con i comuni in primo luogo che vogliono ottenere vantaggi significativi, con le aziende comunali, i ricorsi contro la legge provinciale al tribunale superiore delle acque pubbliche sono molto numerosi, deve quindi modificarla in maniera da superare il conflitto di interessi e da ripresentarla nella legge "omnibus". L'opposizione dei Verdi anche con gli interventi di Dello Sbarba è forte. La stampa rileva il voto contrario alla norma sulla Sel in commissione provinciale del consigliere provinciale Josef Noggler, proveniente da Malles, e del presidente del Consorzio dei Comuni Arnold Schuler.

Il confronto si fa molto duro quando viene assegnata alla Sel la centrale di tel dell'Azienda Energetica. Si arriverà ad un compromesso 1l 14 dicembre si dà notizia dell'accordo per il quale si accorperanno le centrali di tel e di Marlengo. Nella nuova società Ae avrà una quota di partecipazione in rapporto all'attuale produzione della centrale di tel mentre il gruppo Sel a sua volta parteciperà in rapporto all'attuale produzione della centrale di Marlengo.

Durnwalder respinge senza esitazioni le critiche all'operazione Sel. Gli dispiace che non si capisca che si tratta di una conquista da cui trarranno vantaggio tutti gli altoatesini. Dalle sue parole emerge con tutta chiarezza una concezione dell'autonomia che ha come conseguenza una economia diretta nelle sue colonne portanti dal governo provinciale. In un certo senso le competenze dello stato che dovevano essere privatizzate restano pubbliche a livello provinciale. L'affermazione dell'Unione europea del valore dell'iniziativa privata non viene qui presa in considerazione. Con i privati che seguono la logica del profitto non si avrà la garanzia che anche in futuro l'energia arriverà fin dell'ultimo maso della provincia. San Floriano. A fine anno la Sel si aggiudica anche la centrale di San Floriano che è situata nel comune di Egna ma utilizza le acque del serbatoio di Stramentizzo in Val di Fiemme. È stata perciò necessaria anche una preventiva intesa con i trentini.

La giunta ha affermato la sua autonomia nei confronti della riforma scolastica del ministro Gelmini contro la quale ha però meno riserve del Pd, suo alleato di governo. Probabilmente la maggiore apertura della Gelmini verso la formazione professionale in generale si accorda con una politica scolastica che è stata seguita dalla Provincia da anni guardando anche alle esperienze d'oltralpe.

La legge del 24 settembre 2010 ridisegna la scuola secondaria di II grado dell'Alto Adige. I nuovi indirizzi riprendono la struttura proposta a livello nazionale (soltanto per l'istruzione professionale e la scuola dell'infanzia la Provincia ha competenza primaria), ma localmente una delle novità più significative è un sistema scolastico che poggia su tre grandi pilastri, sui licei, sugli istituti tecnici e su un percorso di istruzione e formazione professionale. Dalla giunta sono ritenuti importanti l'istituzione di un biennio unitario con un'area di discipline comuni molto simile tra i tre indirizzi scolastici, i risultati ottenuti con recenti sperimentazioni, la presenza di attività laboratoriali, la consapevolezza che la scuola abbia il compito di formare cittadini consapevoli e plurilingui, la proposta di introdurre nei programmi del biennio l'insegnamento del diritto. Il 14 dicembre gli assessori competenti presentano sette delibere che definiscono i curricola, il piano dei corsi, i quadri orari e i piano di distribuzione territoriale delle scuole.

Forse è importante rilevare che con questa riforma si chiude definitivamente l'era del primato dei licei classici che significava l'affermazione della centralità dello studio delle lingue delle culture latina e greca. La sopravvivenza dei liceo classici come istituti autonomi è in forse. Del resto da una decina d'anni i licei classici italiani e tedeschi di Bolzano si sono ingranditi ospitando gli indirizzi di lingue moderne. Un segnale anche della crisi di una comunità è la chiusura del liceo classico di lingua italiana di Bressanone.

Di particolare importanza è la realizzazione progressiva della riforma sanitaria. L'8 novembre viene approvato dalla giunta il programma di lavoro per la riforma clinica con riferimento al documento approvato in luglio per il riordino dell'Asl. La stampa segue puntualmente tutte le fasi decisionali che devono superare resistenze di varia natura da parte degli operatori e dai comuni interessati. I sette ospedali pubblici esistenti vengono mantenuti, gli ospedali di base non perderanno la loro funzione di assistenza in regime di ricovero acuto.

Il criterio di fondo è quello del miglioramento della funzionalità delle strutture ma anche quello di riqualificare la spesa senza che ciò sia a scapito della qualità e dell'efficienza, ma, data la complessità della materia, come osserva il prof. Giorgio Dobrilla, "la trasparenza del progetto di riforma non è eccezionale, facilita le perplessità e per il momento fa concludere con un 'chi vivrà vedrà' per nulla entusiasmante" (Alto Adige, 10 novembre).

 

Negli ultimi mesi dell'anno ritorna in primo piano il problema del ruolo di Bolzano, tema ricorrente in un certo senso fin dall'inizio del secolo scorso. Come rileva giustamente Paolo Campostrini si deve decidere se Bolzano vuole essere una città che si sviluppa oppure una città sempre uguale nelle sue proporzioni dentro-fuori. C'è alla radice di questo dilemma una profonda frattura ideologica da quando Alfons Benedikter aveva deciso di piegare il territorio ad un ruolo quasi identitario. Nel 1974 ci fu uno scontro durissimo sul piano regolatore, si raggiunse una soluzione di compromesso che però in seguito fu dilatata nel tempo. I quartieri Firmian e Casanova sono nati con una ventina d'anni di ritardo rispetto agli accordi, molto lenta è stata la ristrutturazione della zona delle Semirurali. Le giunte guidate da Salghetti hanno incontrato estreme difficoltà sul piano urbanistico. L'assessore Bassetti ha senza dubbio dato un significativo contributo all'innovazione della pianificazione urbanistica con l'impostazione del discorso sul masterplan, ma sul piano politico ci sono tuttora ostacoli di varia natura. Come nel lontano 1974 si va a caccia di aree, si riapre la discussione sul piano regolatore e sul masterplan. È difficile trovare terreni per costruire case per il ceto medio che è sacrificato dalla divisione delle aree in quelle riservate a Ipes e cooperative e in quelle destinate ai privati.

Il sindaco Spagnolli si trova esposto anche alle critiche del suo partito che in tempi di crisi vorrebbe slancio progettuale e aperture di prospettive di sviluppo per la città. tuttavia non va sottovalutata la crescita culturale della città nell'ultimo decennio. La Libera Università di Bolzano sta consolidandosi, il teatro comunale assolve ai suoi compiti egregiamente senza apparire una costruzione faraonica, nella nuova sede il Musion, pur tra contraddizioni e difficoltà, sta avviandosi verso traguardi interessanti. La vita musicale è di alta qualità, notevole è la crescita dell'orchestra Haydn diretta e animata da Gustav Kuhn, il Concorso pianistico Busoni resta tra i più importanti. Il 1° dicembre viene firmato a Venezia, al museo Correr, il protocollo d'intesa per la candidatura del Nord Est- Bolzano e Alto Adige compresi- a capitale europea della cultura nel 2019. Alla firma partecipano Durnwalder e tommasini, Spagnolli e trincanato. Come riferisce Fabio Gobbato è un progetto a cui il presidente altoatesino ha assegnato una forte valenza simbolica. "Abbiamo aderito a questo progetto perché siamo convinti del valore delle diversità, dell'esigenza di promuovere la specificità dei territori quando tutti parlano di globalizzazione" ha detto Durnwalder. (Corriere dell'Alto Adige, 2 dicembre).

 

Il 3 novembre muore Alfons Benedikter a 92 anni. tutti lo ricordano come un protagonista della politica altoatesina, come il costruttore del sistema di garanzie dell'autonomia speciale, ma anche come un eccezionale difensore dell'ambiente, come l'autore di una legge urbanistica di sicuro impegno sociale. Il 19 dicembre scompare un'altra figura significativa della politica altoatesina, Egmont Jenny, che con la fondazione della "Soziale Fortschittspartei Südtirols", volle dare spazio e voce ad un'alternativa progressista alla Svp dalla quale pur proveniva.