IL CRISTALLO, 2010 LII 2-3 [stampa]

LA COLLEZIONE DI MUSEION

La collezione rappresenta il cuore di un museo e l'attività che vi ruota attorno ne costituisce il suo futuro. Da qui la volontà di attuare una riflessione sul tema della collezione e del collezionare, e il desiderio di realizzare questa riflessione da un punto di vista diverso, quello di due artisti: Stefano Arienti (Asola, Italia, 1961) e Massimo Bartolini (Cecina, Italia, 1962) sono stati chiamati a vestire i panni di umanisti contemporanei e a confrontarsi con la storia e il patrimonio di un museo, trasformatosi, per l'occasione, nel loro laboratorio di idee.

L'invito rivolto ai due artisti è rafforzato dal percorso che vantano alle loro spalle: Stefano Arienti non solo si è ripetutamente confrontato con lo statuto delle immagini e del concetto di autore, ma ha anche concretamente lavorato sul concetto di collezione in altre istituzioni; Massimo Bartolini in molti suoi lavori ha sviluppato un peculiare approccio architettonico e concettuale nei confronti di situazioni, di spazi e della loro storia individuale.

La collezione di Museion nasce alla fine degli anni '80. È costituita da circa 2500 opere di artisti locali e non, e da due importanti collezioni private entrate in deposito grazie ad un comodato. Si tratta di 2000 opere dell'Archivio di Nuova Scrittura, a Museion dal 1999, e di circa 80 opere provenienti dalla Collezione Enea Righi, in deposito a partire dal 2008. A quest'ultima è stata dedicata la precedente mostra (marzo -settembre 2010) dal titolo "Che cosa sono le nuvole?".

La collezione museale si è costituita inizialmente attraverso donazioni e acquisizioni realizzate in proprio o con il sostegno della Provincia Autonoma di Bolzano. L'allora Museo d'Arte Moderna - il nome Museion verrà adottato nel 1991 - nasceva dalla volontà di colmare la lacuna sulla ricerca artistica contemporanea del territorio, ponendosi come museo regionale per la promozione delle arti visive nell'area tra Ala e Kufstein (tirolo storico) dal 1900 in poi. Se da una parte le prime acquisizioni non permettono di definire l'orientamento di massima che avrebbe caratterizzato la realtà di Museion, la sua identità emergerà a poco a poco, già dagli anni '90, posizionandosi nel panorama nazionale e successivamente internazionale grazie ad una istituzionalizzazione delle acquisizioni perlopiù votate alle ricerche sul tema "Language and art". È oggi possibile individuare distinti nuclei che caratterizzano la storia della collezione: una prima raccolta di opere di artisti attivi nel primo decennio del Novecento nell'area tirolese; opere di artisti contemporanei attivi nelle province di Bolzano, Trento e Innsbruck; opere di artisti contemporanei internazionali principalmente dell'area italiana, tedesca e austriaca; una raccolta di video di autori di area internazionale, ed infine un considerevole nucleo, costituitosi perlopiù con le recenti acquisizioni, composto da nomi extraeuropei. La collezione, che inizialmente abbraccia le ricerche di autorevoli artisti del territorio, si apre così alla sfera internazionale attraverso i linguaggi e le posizioni degli anni '50 in paesi come Italia, Germania e Austria fino ad accogliere, di pari passo con l'apertura e uno sconfinamento verso una visione più globale, le posizioni di artisti provenienti da aree geografiche non ancora contemplate. La varietà dei generi comprende anche una molteplicità di media espressivi che vanno dalla pittura alle opere grafiche, dalla fotografia ai video, dalle sculture e opere cinetiche fino alle grandi installazioni mediali. La raccolta attuale è senz'altro il risultato di un'evoluzione dell'istituzione che Stefano Arienti e Massimo Bartolini hanno in parte voluto svelare attraverso la loro operazione che prevede una particolare messa in mostra di una considerevole parte dell'archivio museale e due loro progetti specifici al secondo e terzo piano.

L'allestimento che hanno progettato non segue una disposizione cronologica, bensì cerca di cogliere l'atto stesso del collezionare: l'attività del museo messa a nudo. L'operazione attuata dai due artisti prevedere il trasferimento concreto di sculture e installazioni, nonché di un numero considerevole di grate che costituiscono l'archivio di Museion su cui sono conservate le opere, dai depositi museali (ai piani -2 e - 1) ai piani espositivi (+2 e +3). trasferire i lavori plastici e le grate ai piani pubblici, dispiega letteralmente nello spazio espositivo il discorso dell'archiviare come attività contemporanea al collezionare. Ricreare la situazione in cui le opere scultoree o quelle bidimensionali (pitture, fotografie o grafiche) si trovano nei depositi rende assolutamente visibile la quantità e la molteplicità delle opere conservate.

-2+3=+1. Questo risultato, se si vuole matematico, vuole rappresentare un valore aggiunto in seno a un dibattito ancora attuale sulle collezioni dei musei, i quali, indistintamente dalla loro identità e missione, preservano il desiderio originario di fare della collezione uno "spettacolo", un teatro della memoria.