IL CRISTALLO, 2010 LII 2-3 [stampa]

CARMELO CICCIA, Gli scrittori che hanno unito l’Italia – sintetica rivisitazione della letteratura italiana nel 150° dell’Unità (1861 – 2011), Libraria Padovana Editrice, 2010.

recensione di SILVANO DEMARCHI

Carmelo Ciccia, noto critico letterario in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia dedica una rivisitazione della letteratura italiana incentrata sull'unità linguistica che via via si è formata, fino all'unità nazionale faticosamente conquistata, di cui la letteratura è stata insieme stimolo e testimonianza.

Accanto a questo tema altri vengono sviluppati circa la fioritura di generi e stili.

Tutti ricordano tra le reminiscenze scolastiche l'invettiva all'Italia di Dante: "Ahi, serva Italia di dolore ostello, / nave senza nocchiero in gran tempesta, / non donna di provincie ma bordello! " (Purg. VI, 76-78) e del Petrarca le due canzoni civili "Spirto gentil", "Italia mia" e il suo sogno di vedere rinata l'antica potenza romana o la definizione della penisola come: "Il bel paese: Ch'Appenin parte e 'l mar circonda e l'Alpe. "

Occorre arrivare all'Alfieri, a Leopardi, e ai grandi del Risorgimento per trovare quello stesso sentimento di amarezza e insieme di riscossa. L'Alfieri, sepolto tra i Grandi in Santa Croce di cui il Foscolo scrisse: "Con questi grandi abita eterno e l'ossa, fremono amor di patria". (Dei Sepolcri, 196-197).

Il Leopardi, richiamandosi alla canzone petrarchesca, scrive in "All'Italia": "O patria mia, vedo le mura e gli archi/ E le colonne e i simulacri e l'erme/ torri degli avi nostri, / Ma la gloria non vedo. "

Venendo al Manzoni, secondo il Russo nei due versi seguenti è già espresso il concetto di nazione: "non fia loco ove sorgan barriere/ tra l'Italia e l'Italia, mai più! ". E nel "Proclama di Rimini": "Liberi non sarem se non siam uni". Non si devono poi dimenticare tutti i poeti e prosatori che rafforzarono nel popolo il concetto di patria, di unità nazionale e linguistica come "Le mie prigioni" di Silvio Pellico, il popolarissimo "Cuore" del De Amicis, per citare solo quelli più letti e quanto ai poeti Giusti, Tomaseo, Berchet di cui, una volta si leggevano e si mandavano a memoria i loro versi nelle scuole.

Non possiamo ovviamente in questa sede citare tutti gli scrittori che il Ciccia prende in esame e che contribuirono con la loro opera a formare la coscienza nazionale, ma va detto che questo suo contributo storico-letterario, estremamente documentato, ha un altissimo valore civile e morale.