IL CRISTALLO, 2010 LII 2-3 [stampa]

ANNA VINCITORIO, Il limo di Eva, Edizione La Riflessione, Cagliari 2010

recensione di CARMELO MEZZASALMA

Questo lungo racconto o romanzo breve di Anna Vincitorio sembra, ad una lettura anche sommaria, sgombrare subito il campo da coloro che intendono la letteratura come un semplice gioco, un passatempo senza conseguenze, una distrazione e una fuga dal mondo quotidiano e sempre conflittuale. Narrando la storia, drammatica e lacerante, di un transessuale, la scrittrice ci immerge piuttosto in una narrazione in cui la vita umana è una questione di anima attraverso la lunga odissea che porta Giuseppe-Lucia dall'emarginazione e dalla degradazione della propria dignità umana verso un senso di riscatto mediante la scoperta della creatività e, particolarmente, di un significato religioso della vita. Anche per chi, lottando con le ombre di un'identità incerta, non ha mai smesso di credere nel valore dell'anima e della sua unicità. Sotto questo aspetto, Il limo di Eva è perfino un documento impressionante della vita contemporanea per chi, in ogni caso, non conosce cosa si nasconda dietro l'esistenza di questi transessuali che le cronache dei nostri giorni ci presentano soltanto relegati dentro una realtà di scandalo o di un aberrazione del corpo umano ridotto a semplice merce. Un mondo sommerso e inquietante, ma che, ad ogni modo, ha sempre a che fare con esistenze umane sia pure smarrite e prigioniere dei meandri di una psiche molto spesso manipolata dall'ambiente e dalla cultura di origine.

Tuttavia, Anna Vincitorio, con questo racconto, non fa opera di sociologia a buon mercato bensì sembra volerci mostrare che la letteratura, quando è seria, gioca una partita impegnativa della vita come attesta, particolarmente, la presenza silenziosa e forte della poesia (Montale, Pasolini, ma anche le citazioni bibliche ed evangeliche) nella tessitura di questo racconto che l'indimenticabile Giorgio Luti, da par suo, ha definito e giustamente «un romanzo di forte tensione etico-religiosa». Di fatto, è la forza del linguaggio che si afferma in Il limo di Eva, un linguaggio che vuole raccontare ma anche ascoltare il grido dell'anima violata ch troverà riscatto unicamente nel percorrere fino in fondo il proprio calvario di dolore e di umiliazione. È vero, infatti, che la scrittrice narra in terza persona, ma alterna il suo racconto all'autobiografia di Giuseppe-Lucia in cui il senso della propria sessualità sembra unito, drammaticamente, al richiamo, altrettanto potente, di una fede religiosa mai dimenticata o rinnegata nell'indifferenza. E ciò rende tutto il racconto come uno scavo, psicologico e morale, in cui la materia sembra sfuggire da tutte le parti, mentre in realtà la parola della scrittrice, la sua attività di anima e di partecipazione alla tragedia raccontata, consiste proprio nel captare, convogliare, guidare, elevare questa discesa agli inferi che anela, in ogni caso, a trovare una strada nuova al proprio smarrimento esistenziale e spirituale.

Anche qui ha ragione Giorgio Luti allorché parla, a proposito di Il Limo di Eva, «di un dibattito interiore affrontato senza risparmio nella convincente struttura di questo romanzo». Infatti, è un dibattito che, attraverso le tappe di una via crucis quanto mai indicibile, giunge finalmente ad una coscienza di sé che ha dello straordinario e quasi inverosimile. Alla fine, la tensione religiosa del protagonista ha avuto la meglio sul potere dei condizionamenti dell'edonismo anche sessuale. tutto sommato, allora, Anna Vincitorio ci consegna un breve romanzo di alto respiro letterario, psicologico e morale poiché, anche nelle situazioni più crude e spietate, la vita umana è, per dirlo con Keats, la valle dove, nonostante tutto, «si fanno le anime» e dove non c'è nessuna situazione, per quanto estrema, che non richieda di imboccare la strada, certo difficile e ardua, di quella redenzione che va al di là dei fatti o delle circostanze più amare e inquietanti.