IL CRISTALLO, 2012 LIV 1 [stampa]

IN RICORDO DI CARLO LAZZERINI

di LUISA BERTOLINI

Carlo Lazzerini (Livorno 1920 - Bolzano 2010), è stato professore di storia e filosofia del Liceo Classico "Carducci" dal 1958 al 1990, insegnante in Alto Adige dal 1945, collaboratore della sezione didattica della SFI per lunghi anni e redattore de Il Cristallo fin dal suo nascere, nel 1958. Quest'anno il Liceo classico "Carducci" ha dedicato un piccolo convegno alla memoria del professore, mettendo in luce molti aspetti della sua personalità: il ruolo dell'insegnante, gli studi filosofici e logici, la riflessione sulla filosofia politica, la scrittura letteraria e l'interesse per il mondo del teatro. Qui di seguito, dopo una breve nota biografica, scelgo due aspetti della sua attività: la scrittura filosofica e le poesie scritte nel periodo di prigionia. A conclusione segue una nota sul convegno e la bibliografia degli scritti pubblicati.

 

La biografia

 

Carlo Lazzerini nasce a Livorno il 7 febbraio 1920, frequenta il liceo Niccolini-Guerrazzi e si diploma nel 1938, si iscrive poi alla Facoltà di Lettere e filosofia a Pisa, dove segue le lezioni di Guido Calogero e Cesare Luporini. Si laurea nel giugno del 1943 con una tesi su Piero Martinetti.

L'interesse per il tema della libertà non rimane solo sul piano teorico, nel confronto con il pensiero del filosofo canavesano, ma diventa impegno - già dal 1938 - nell'opposizione clandestina al fascismo a Livorno e nell'università.

Alla fine del 1941 Carlo Lazzerini viene arruolato come tenente di vascello e assegnato all'Ufficio Cifra come addetto alla decifrazione dei messaggi del nemico, di stanza a Prevesa nel golfo d'Arta. La tesi viene quindi scritta nel periodo di guerra che si conclude drammaticamente con l'8 settembre 1943. I soldati italiani impegnati nella zona vengono "presi in consegna" dai tedeschi e deportati in Germania e in Polonia con la promessa del ritorno a casa. Una volta varcato il confine austriaco Carlo Lazzerini e i soldati italiani che rifiutano di aderire alla Repubblica di Salò vengono rubricati come Italienische Militär Internierten (IMI).

Vittorio Vialli, nel libro Ho scelto la prigionia. La resistenza dei soldati italiani deportati. 1943 -1945 (un libro al quale Lazzerini attribuiva particolare importanza e che conservava con cura, anche perché si era riconosciuto in una foto pubblicata), ha ricostruito l'itinerario della tradotta dalla Grecia attraverso la Bulgaria, la Romania e l'Austria, verso i campi polacchi e tedeschi. Questo percorso corrisponde grosso modo a quello effettuato da Lazzerini, a quanto risulta dalle testimonianze della figlia Anna, dell'amico dott. Enzo Conciatore, dai quaderni del professore e dall'intervista di Giorgio Delle Donne a Lazzerini (2004).

Dal campo di Deblin-Irena sulla Vistola, in Polonia, Lazzerini viene poi trasferito, in corrispondenza con l'avanzata russa, in altri campi verso la Germania, certamente infine a Sandbostel. Dai colloqui con la figlia e con l'amico Conciatore risultano anche i nomi di Czestochowa e Wietzendorf. Alla fine del 1944 viene ricoverato in un ospedale vicino al campo, dove riacquista peso e sembra riprendersi. I nazisti gli promettono il ritorno in Italia, invece lo spediscono a Fullen, il campo della morte, dove non occorreva nemmeno un colpo di pistola per finire i prigionieri: era sufficiente togliere loro il cibo.

La libertà arrivò invece d'improvviso: il 5 aprile del 1945 alcuni soldati canadesi entrano nel campo di Fullen. Passa naturalmente ancora del tempo, ma il 21 settembre Carlo Lazzerini riesce a partire da Bad Rehburg-Loccum, e giunge a Merano il 24 settembre, ammalato di tubercolosi e 32 chili di peso; viene ricoverato in un ospedale della Croce Rossa, allestito nell'albergo Duca d'Aosta a Tirolo, con la previsione di un mese di vita. Si riprende invece completamente, legge, rivede la fidanzata, progetta il futuro, decide di rimanere in Alto Adige e di insegnare in questa regione.

«Ho scoperto che esisteva l'Alto Adige - dice in un'intervista -, venendo qui ho scoperto che era un paese civilissimo, civile perché c'era una condizione oggettiva. Una zona di confine è una zona ricca di civiltà, perché ci sono due culture che si incontrano e si scontrano, due culture che si compongono. [...] Un posto bello. Il ponte e la civiltà: noi dobbiamo fare il ponte.» (Giorgio Delle Donne, Intervista a Carlo Lazzerini, 2004, reperibile presso la Biblioteca provinciale "Claudia Augusta").

Nel 1945 Carlo Lazzerini e la moglie Carla Gommellini cominciano a lavorare nella scuola in Alto Adige. Carlo insegna a Bolzano e a Bressanone (dal 1945 al 1947 all'Istituto Magistrale di Bolzano, dal 1947 al 1949 al Liceo Scientifico di Bolzano, dal 1949 al 1951 in una scuola media sempre a Bolzano, negli anni dal 1951 al 1957 al Liceo Classico di Bressanone e nell'anno scolastico 1957-1958 al Liceo Scientifico di Bolzano). Nel 1958 inizia il suo insegnamento al Liceo classico "Carducci" di Bolzano, dove viene trasferito definitivamente nel 1960 e dove rimarrà fino al 1990.

L'impegno politico-culturale si approfondisce nella partecipazione alla riflessione sulla riforma della scuola e sull'insegnamento della filosofia. Su questi temi Lazzerini interviene nella commissione didattica della Società filosofica nazionale e internazionale e nella costituzione della sezione locale della SFI. Accanto a questo lavoro rimane l'attenzione alla politica generale, alla discussione sul tema dei confini e della nazione, fino alla partecipazione alle elezioni del 20 novembre 1988, nelle quali si presenta come indipendente nelle liste del Partito Comunista.

Nel 1958 fonda assieme a Giuseppe Negri, la rivista Il Cristallo, alla quale collaborano Stelio Danese, Giulio Debiasi, Giuseppe Farias, Renato Maturi, Claudio Nolet, Luigi Serravalli e Pier Luigi Siena.

Coltiva un appassionato interesse per il teatro che risale ai tempi dell'università e collabora con Alberto Fortuzzi nella stesura di Memorie inutili messe in scena per umiltà, una rivisitazione di Gozzi e Goldoni, rappresentata nel 1984 al Teatro Stabile di Bolzano (ristampata sulla rivista online Fillide).

Particolarmente rilevante l'attività scientifica in campo storico-filosofico con le traduzioni di alcune opere di Kant, Hegel e Platone, condotte con rigore filologico ed eleganza argomentativa. Ancor più impegnativa la traduzione e la cura delle Ricerche logiche di Gottlob Frege per i tipi di Calderini nel 1970.

 

La filosofia

 

Gli studi di filosofia si legano fin dai tempi della scuola e dell'università all'impegno politico antifascista: Lazzerini chiede al suo professore, Guido Calogero, di lavorare per la tesi sul tema della libertà e il professore gli propone di analizzare il concetto di libertà nel pensiero di Piero Martinetti. Calogero insegnava allora storia della filosofia all'Università di Pisa e alla Normale, dove era anche impegnato nell'attività politica di opposizione al fascismo. Maestro di pensiero e teorico della libertà, Calogero aveva impostato il problema della libertà con un approccio empirico e pragmatico, in connessione con il tema della giustizia, in chiara polemica con l'impostazione di Croce: "Giustizia e libertà" è infatti la proposta politica del suo liberalsocialismo. Ma questa scelta è anche all'origine del suo allontanamento dall'università nel 1942 e della condanna al confino.

Verso la fine del 1941 Lazzerini viene arruolato in marina, porta con sé il grosso volume di Martinetti e prosegue gli studi, ma l'anno dopo deve cambiare relatore: Cesare Luporini che gli propone prudentemente di continuare lo studio del pensiero di Martinetti, ma di farne un'esposizione generale. Ma anche Luporini, seguace a quel tempo di Calogero, viene allontanato; risulta relatore ufficiale, ma la tesi è affidata ad Armando Carlini, noto sostenitore del fascismo.

Lazzerini, da un lato, sembra avvicinarsi dubbioso al pensiero mistico di Martinetti, dall'altro, sembra costretto a esprimere giudizi che non condivide pienamente o che - comunque - rivedrà in seguito, come rivelano le numerose annotazioni successive, apportate a penna e a matita, sulla copia della dissertazione. La tesi venne presentata in segreteria il 22 marzo 1943 e discussa il 4 giugno. Il giudizio è scritto da Luporini, ma la firma principale è di Carlini. Altro correlatore risulta Luigi Scaravelli, l'importante studioso di Kant.

Intanto Lazzerini è impegnato nella guerra in Grecia, dove sfrutta le competenze logiche come addetto alla decifrazione dei messaggi del nemico. L'8 settembre, poco dopo la discussione della tesi, inizia la deportazione e la prigionia. Nei quaderni scritti durante la guerra le riflessioni filosofiche si concentrano dapprima sul tema della poesia e dell'estetica, quasi a voler allontanare l'esperienza drammatica del presente, ma ritornano poi gli appunti sulla moralità, sull'ideologia, sulla politica, accanto ad esercizi di logica, di matematica e di linguistica. Vi sono anche lunghi elenchi di libri da procurarsi, da leggere, oppure letti: romanzi e saggi.

La lettura e lo studio riprendono con il periodo di cura a Merano e con l'inizio dell'insegnamento.

Lazzerini legge volentieri Socrate e Kant, quasi a riprendere il filo dei temi della libertà e della moralità, affrontati nella tesi, filtrati ora dall'esperienza della guerra e della prigionia. Lazzerini parte infatti dalla domanda morale. Per il Liceo classico di Bressanone compone una dispensa su Socrate, nella quale l'essenza del socratismo è individuata nell'esigenza di approfondire la critica alle istituzioni dentro una più ampia prospettiva di rinnovamento morale ed etico.

A questo periodo risalgono anche le prime pubblicazioni. Lazzerini continua la sua riflessione sul problema morale, traduce e commenta la Fondazione della metafisica dei costumi e la Critica della ragion pratica di Kant, pubblicate nella collana dei Classici della filosofia e della pedagogia dell'editore Carlo Signorelli, rispettivamente nel 1957 e nel 1959. Si tratta di opere con un ampio apparato di spiegazione critica, ma non appesantite da note che interrompono la lettura del testo, che si pretende letto nella sua integrità. Il pensiero morale di Kant è presentato come ricerca di un fondamento trascendentale a partire dalla coscienza dell'esistenza di una legge morale: Kant vuole, al pari di Socrate, rendere gli uomini attenti alla legge che già è in loro, è mosso da un intento protreptico, esortativo, che vuole risvegliare la coscienza.

La "Prefazione" alla Fenomenologia dello spirito di Hegel è un altro testo impegnativo che Lazzerini traduce, sempre per i tipi della Signorelli, nel 1961, mettendo in rilievo - accanto ai rilievi critici - la tendenza della dialettica hegeliana al realismo e all'antidogmatismo, la capacità di calarsi nell'esperienza, di giustificarla, senza fermarsi a nessun punto di vista privilegiato.

L'interesse di Lazzerini ritorna poi al pensiero antico: propone due traduzioni di Platone: l'Ippia minore nel 1962 e il Trasimaco (cioè il I libro della Repubblica) nel 1966, questa volta per la collana Pensatori antichi e moderni delle edizioni La Nuova Italia, rivolte principalmente alla scuola e all'università. In Platone però Lazzerini non apprezza la costruzione metafisica; egli presenta Socrate come un maestro che si pone su un piano di parità con gli allievi, che cerca con loro la verità.

L'ultimo volume pubblicato data 1970: si tratta della traduzione di alcuni saggi di Gottlob Frege con il titolo Ricerche logiche, per la casa editrice Calderini di Bologna. La prima parte del libro consiste nell'esposizione sintetica della logica che Frege aveva affidato alla rivista Beiträge zur Philosophie des deutschen Idealismus (1918-1923); la seconda parte contiene tre studi precedenti, di grande importanza per la storia della logica: Funzione e concetto, Senso e denotazione, Concetto e oggetto (gli ultimi due erano però già stati tradotti nel volume curato da Ludovico Geymonat nel 1965 per Boringhieri). Un libro importante nel panorama della cultura italiana, poco attenta agli sviluppi della logica e dell'epistemologia.

Del resto la riflessione sulla logica e sul linguaggio costituisce il carattere di fondo dell'insegnamento di Lazzerini, l'impegno di un docente che non vuole insegnare una morale, ma che si affida alla correttezza dell'argomentare per indicare il rigore della scelta etica.

L'impegno filosofico di Lazzerini continua anche dopo aver lasciato la scuola, negli anni Novanta. Nelle sue carte ci sono ancora gli inviti della sezione della SFI degli anni novanta (Peter Schaber, Simone Zurbuchen, Enrico Berti, Gianna Gigliotti, Alessandro Dallago e molti altri). Ricordiamo - tra l'altro - il pamphlet curato per Il Cristallo in occasione della discussione che gli insegnanti del Liceo scientifico "Torricelli" avevano organizzato, assieme agli studenti, per discutere sulla guerra del Golfo.

 

Le poesie dei Quaderni

 

Chi ha conosciuto Carlo Lazzerini ne conserva l'immagine di un insegnante rigoroso, di un uomo riservato, spesso rinchiuso nei suoi pensieri, qualche volta persino scostante. Rimarrà certamente stupito nel leggere queste poesie che il professore aveva scritto durante la prigionia, nei campi polacchi e tedeschi. Lazzerini non aveva quasi mai parlato della sua esperienza di guerra - solo raramente, con i familiari e gli amici più cari - e sembrava più loico che poeta. Ma nel materiale che la figlia Anna ha messo a disposizione del Liceo classico "Carducci" in occasione del convegno dedicato alla memoria del professore, abbiamo scoperto queste poesie che, assieme ai quadri che ritraggono i prigionieri nei campi, alle riflessioni e ai racconti abbozzati o conclusi, ci restituiscono un'immagine più complessa e sofferta dietro l'apparente freddezza dell'astrazione filosofica.

Le poesie sono state scritte in un quaderno a righe, senza copertina, dopo alcune pagine dedicate alla declinazione dei nomi, degli aggettivi e dei pronomi tedeschi, e in cui le date corrispondono al periodo della prigionia e i luoghi sono indicati a matita, in un secondo momento. I quaderni di questo periodo hanno il titolo R. d. P., ricordi di prigionia, raccolgono pagine di diario e abbozzi di racconto nei quali l'uso della terza persona allontana il dolore. Uno di questi racconti diventa il canovaccio di una trasmissione radiofonica, L'inverosimile possibilità, che narra di un soldato che nel treno della deportazione immagina, nel delirio della febbre, un impossibile ritorno a casa.

L'attenzione dei racconti si rivolge ai piccoli oggetti che acquistano importanza nel disagio della baracca. Si concentra sul rancio e sui discorsi ossessivi che parlano di cibo e ricette. Le descrizioni si soffermano sul paesaggio desolato che circonda il campo, sui treni chiusi nei quali mancavano l'acqua e i cessi, sul cinismo delle sentinelle che praticavano continui controlli. Anche i quadri ripropongono le immagini cerulee della memoria.

 

Prigionieri

Seduti in una stanza
in silenzio
occhi senza pupille
ascoltando se s'oda
dalla finestra alta
il rumore di un carro che non giunge
di là, oltre i cancelli.

(Dicembre 1943, Deblin-Irena)

 

Infantile ricordo di un giuoco di carte

Siedono ai quattro Fanti, sotto il fico
- Osteria della Pergola che odori
di arrosto, di lenticchie, rosmarino,
sulla strada maestra polverosa,
vicino al ponte e alla cupa boscaglia -
siedono al chiaro sole settembrino
e ride nel boccale che scintilla
là, sotto il fico, il rosso vino annoso.
La Regina di Picche è prigioniera
nel castello oltre il colle, fra gli olivi
dove l'oca si tuffa nello stagno.
I quattro Fanti siedono pensosi.

(s. d.)

 

Image de femme du temps jadis

La Notte coi suoi sandali d'argento
discese pel sentiero della Sera
al colle del cipresso e degli olivi.

Furtivo era il suo passo e inavvertita
indugiava all'alito dei pini
ad ascoltar la fievole canzone
del filo d'acqua ai margini del clivo.

Solo l'udì dal basso cascinale
il cane che dormiva sulla soglia
e la civetta occhiuta su dal tetto.

Vermiglia si levò di là dai colli
ad oriente la luna: ed inattesa
negli occhi tuoi brillò la prima stella.

(Gennaio 1944)

 

Paesaggio westfalico

Il vento, dipintore scapigliato
disegna con la sabbia della landa
la labile canzone, in polverio,
e muta tra le nuvole irrequiete
fumidi incensi di colori spersi.
La strada si disperde nella sabbia
non si sa dove; né lo sa la donna
recline sovra il carro sonnolento
che tenta contro il vento una canzone.
Il cardo, che fiorisce pur lontano
fra le gentili sabbie, non sa dire
cos'è questo sentir voglia di piangere.

(Giugno 1944)

Se mai ti tedia
la consueta favola del cielo
e le sue antiche strenne di colori,
grande malinconia sovra i tuoi tetti.
Monotono
caleidoscopio
il cielo
immutevole e vario
quasi mimica storia
che
molte bocche
ripetono.
Quetamente sediamo allora all'ombra
di una stele di marmo ad aspettare.
Decorano la vita di tristezze
i tuoi pensieri.

(Ottobre 1944, Sandbostel)

 

Vecchia immagine

Settembre, quando la tua chiara luce
si raccoglie sul greto dei torrenti
e si tengon per mano all'orizzonte
bianche lembi nella muta attesa
d'una gioiosa prima danza al vento,
la tua felicità, fanciulla annosa,
dorme recline ai piè del sicomoro.

(Gennaio 1945)

 

Preghiera

[I] Mio Dio, solo concedi, a noi che stiamo
su questa terra dalle brune zolle,
il sonno, che ci sa lenir gli affanni;
e sia il risveglio solo sulla sera
quando la luce indugia alle finestre
e si raccoglie ai margini del fiume
e si racchiude dentro al cavo cielo
come nel seno di una mano amica.
Perché, vive qui il sonno, a noi, del tempo
che fu, come del vento musicale
vive l'albero antico che frondeggia
non visto là oltre de l'alta siepe.

[II] Mio Dio; se poi la morte è come il sonno
che pasce solo ai prati del passato
e per divina tua malinconia
in eterno suggella ciò che pare
figlio del tempo a noi; tu ci concedi
la morte che sarà un immutato
ricordo per chi non più si rammenta.

(Febbraio 1945)

 

Impressione

E quale le nubi nel cielo
nel cielo ventoso
ti passan su gli occhi
i languidi fiati del sonno.

(Aprile 1945, Weser)

E subito brillarono le stelle.
Breve fu il giorno. Chiaro fu nel cielo
Il sole e dolce vivere al suo lume
Su questa terra dalle verdi aiuole.
Ma palpitarono subito le stelle
E disparì la grande calda luce.
Muti si siede adesso presso i vetri
A riguardare quelle antiche favole
Che fioriscono il cielo. E ognuno spera
Che la notte non sia soltanto d'ombre
Ma lasci almeno quelle tenere faci
che tremano un ricordo della luce.

(Dicembre 1945)

Le nubi
tenendosi per mano all'orizzonte
biancovestito coro
in muta attesa d'una danza al vento.

(Giugno 1945, Fullen)

Poiché più mai ti rivedrò nel tempo
Di te non porterò la chiara immagine
Ma solo il breve scintillio de li occhi
E quel tuo casto scolorir del viso.

(s. d.)

Per quei grandi tuoi occhi di favola
S'incantò il mondo, questa fu la ruota
Del mulino del tempo, inaspettata
Cantò la vita l'ultima canzone.
Per quei grandi tuoi occhi di favola
M'è pena ora il tentar l'uscio dei morti.
Quale ombra di nuvola sull'erbe.

(Agosto 1945)

 

Il convegno

 

Il convegno si è tenuto venerdì 2 e sabato 3 marzo nelle sale dell'Archivio storico della città di Bolzano in via Portici 30, organizzato dal Liceo classico "Carducci", con la partecipazione dell'ANPI, dell'Associazione ex-studenti del liceo "Carducci", della Biblioteca "Claudia Augusta", del Centro di cultura dell'Alto Adige, della rivista "Fillide". Il convegno è stato aperto dal preside del liceo classico, Andrea Pedevilla e dal saluto della figlia, Anna Lazzerini.

La prima sezione è stata dedicata al contributo di Lazzerini alla filosofia (Luisa Bertolini, Il quesito della libertà), al pensiero politico (Andrea Felis, Un pensiero civile: l'intellettuale e la società nella pratica teorica di Carlo Lazzerini), all'esperienza di guerra e di prigionia (sen. Lionello Bertoldi, Carlo non ne parlò), agli scritti sulla scuola (Romano Viola, Alcune riflessioni di Carlo Lazzerini sulla scuola: gli articoli sul "Cristallo"). La seconda parte del pomeriggio è stata dedicata alle testimonianze di Mario Bianchin, Cecilia Gallesi, Lucio Giudiceandrea e Diana Masè. Era previsto anche un intervento di Claudio Nolet che non ha potuto partecipare al convegno.

Accanto alla parte teorica e agli interventi che hanno ricostruito momenti importanti e aneddoti della vita è stata preparata una piccola mostra biografica (allestita con il contributo di Barbara Ricci e Gloria Caser, progetto grafico di Anna Bartolaccio) ed è stata presentata da Valeria Trevisan la video-intervista al professore, curata da Giorgio Delle Donne nel 2004. Alcuni momenti musicali hanno scandito la giornata: arie d'opera con la soprano Lorenza Maccagnan e il pianista Frediano Delladio, e Musiche da camera del trio d'archi Interpreti Musicali.

Va ricordata infine la bellissima foto scattata da Italo Mauro che compare sulla locandina del convegno.

 

BIBLIOGRAFIA

 

Lazzerini Carlo (1943), Il pensiero di P. Martinetti (diss.)

Lazzerini Carlo (?), Commento all'esperienza di Socrate, Bressanone (dispensa)

Kant Immanuel (1957), Fondazione della metafisica dei costumi, Introduzione, traduzione e note di Carlo Lazzerini, Carlo Signorelli editore, Milano

Kant Immanuel (1959), Critica della ragion pratica, Introduzione, traduzione e note di Carlo Lazzerini, Carlo Signorelli editore, Milano

Hegel Georg Wilhelm Friedrich (1961), La conoscenza scientifica: introduzione alla Fenomenologia dello spirito, Introduzione, traduzione e note di Carlo Lazzerini, Carlo Signorelli editore, Milano

Platone (1962), Ippia minore, traduzione, introduzione e note di Carlo Lazzerini, La Nuova Italia, Firenze

Platone (1967), Trasimaco. Il primo libro della Repubblica, traduzione, introduzione e note di Carlo Lazzerini, La Nuova Italia, Firenze

Gottlob Frege (1970), Ricerche logiche, traduzione a cura di Carlo Lazzerini, Bologna, Calderini

Giorgio Delle Donne (a cura di) (2004), Video-intervista a Carlo Lazzerini, Biblioteca provinciale "Claudia Augusta", Bolzano

 

ELENCO DEI CONTRIBUTI DI CARLO LAZZERINI A "IL CRISTALLO"

 

(1962), Particolarismo e universalità politica nell'idea di Europa, "Il Cristallo", Anno IV, n 1, pp. 77-94

(1963) La scuola pubblica tra Stato e provincia nel Trentino - Alto Adige, "Il Cristallo", Anno V, n. 1, pp. 9-26

(1968) Esami di maturità, "Il Cristallo", Anno X, n. 1, pp. 19-32

(1970) Il monopolio scolastico, "Il Cristallo", Anno XII, n. 3, pp. 33-48

(1971) Le "plagae" di Orbilio, "Il Cristallo", Anno XIII, n. 1, pp. 33-42

(1971) Capacità e merito, "Il Cristallo", Anno XIII, n. 2, pp. 23-34

(1972) La crisi della pedagogia liceale, "Il Cristallo", Anno XIV, n. 3, pp. 31-42 (in rete, sul sito della rivista)

(1973) Il conte Leopardi e il latino, "Il Cristallo", Anno XV, n. 1, pp. 131-136

(1973) Coscienza e falsa coscienza della scuola, "Il Cristallo", Anno XV, n. 3, pp. 73-82

(1973) recensione a Giuseppe Sorge, Interpretazioni italiane della rivoluzione francese nel secolo decimonono, "Il Cristallo", Anno XV n. 3, pp. 184-186

(1978) recensione del "Bollettino di storia della filosofia" dell'Università degli Studi Di Lecce, 1975, "Il Cristallo", Anno XX, n. 1, pp. 132-133

(1985) recensione a Federico Steinhaus, La terra contesa, "Il Cristallo", Anno XVII, n. 3, pp. 135-137

(1990) recensione a Vittorio Telmon, La Filosofia nei Licei Italiani, "Il Cristallo", Anno XXXII, n. 2, pp. 127-128

(1990) recensione a Gian Pietro Sono Fazion, Viaggio nel Buddismo Zen, "Il Cristallo", Anno XXXII, n. 2, pp.129-130

(1991) presentazione a Giuseppe Albertoni et al., La pace e la guerra, Centro di cultura dell'Alto Adige