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SPETTACOLI E MOSTRE

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Romeo e Giulietta.
Una canzone d’amore

di Babilonia Teatri


da William Shakespeare
con Paola Gassman, Ugo Pagliai, Enrico Castellani, Valeria Raimondi, Francesco Scimemi e Luca Scotton

produzione Teatro Stabile Di Bolzano – Teatro Stabile Del Veneto

 

Nella storia del teatro del XX e XXI secolo Romeo e Giulietta, assieme ad altri capolavori classici, è oggetto di riscritture, rifacimenti, manipolazioni che hanno prodotto specifici linguaggi drammaturgici e variegati codici scenici. A questa vasta letteratura si aggiunge questo recente Romeo e Giulietta. Una canzone d’amore che si caratterizza per la sua dimensione coraggiosa e bizzarra, anche anomala a partire dalla collaborazione artistica tra i veronesi Babilonia Teatri, qualificato gruppo di ricerca sostenitore di un raffinato teatro pop, e Paola Gassman e Ugo Pagliai, noti e apprezzati attori di tradizione.  

Una costante tematica dello spettacolo, fedele a pensiero shakespeariano, è il gioco dell’amore dal quale si sprigionano l’antitesi di vita e morte. Così in apertura Romeo-Ugo e Giulietta-Paola sono oggetto di bersaglio di un abile lanciatore di coltelli (Francesco Scimeni). Poi scatta il meccanismo drammaturgico ideato da Valeria Raimondi e Enrico Castellani: la frequente formula dell’intervista diretta principalmente dal primo e con incursioni della seconda orienta il discorso sulla vita sentimentale e artistica della celebre coppia d’attori insieme da 50 anni. Con leggerezze e vena di ironia si entra, così, nell’ambito autobiografico, dove amore e mestiere dialogano con sorridente e leggera semplicità attraverso il racconto di come si sono conosciuti e come sia cresciuta la loro relazione nel tempo.

Guidata dalla regia live e microfonata di Castellani, la dialettica attore-personaggio si trasferisce nella lettura destrutturata del testo shakespeariano sforbiciato della guerra tra Montecchi e Capuleti, gli amici di Romeo ecc., per focalizzare l’attenzione sulla tragedia degli amanti veronesi.
E in questi passaggi Gassman e Pagliai recuperano ruolo e sostanza dell’attore di tradizione pur appoggiandosi ad accessori scenici di antitetica modernità finalizzate a infrangere le distanze spazio-temporali dall’ambientazione originaria.

Si susseguono scene suggestive e coinvolgenti: da quella vagamente felliniana del monologo di Amleto declamato su un cavallo mobile della giostra, chiara citazione dell’Orlando furioso di Ronconi recitato dai due attori a quella, altrettanto celebre, del balcone che si svolge su una struttura tubolare e all’episodio della cripta con i due protagonisti seduti di spalle l’uno all’altro.
Anche le musiche concorrono a creare un perimetro poetico entro il quale si animano frammenti di vita privata (le canzoni di Sergio Endrigo eseguita in playback, Frank Sinatra, Luigi Tenco) che intrecciano i fili sottili di un dialogo con la contemporaneità (il disagio esistenziale trasmesso dalle note dei Radiohead).

L’aggiunta di un sesto atto permettere a Romeo e Giulietta di ritornare in vita e di celebrare il loro matrimonio di fronte a un funzionario del Comune di Bolzano, nello specifico un geometra affidato alle competenze di un brioso e divertente Paolo Rossi.

Romeo e Giulietta. Una canzone d’amore non è una provocazione. È una visione in certi momenti spregiudicata e accattivante che intende declinare la poetica shakespeariana nell’uomo moderno lungo un percorso di rispetto e tradimento del testo e con il ricorso ai codici e linguaggi teatrali contemporanei.
Quindi: prendere o lasciare.

 

                             di Massimo Bertoldi 

 

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